Ancona, 22 settembre 2019

 

Vuoi più bene alla mamma o al papà? Preferisci la carbonara o l’amatriciana? Ma soprattutto, perché scegliere quando puoi avere tutto? La soluzione perfetta la trova il festival Sconcerti, giunto al ventesimo capitolo della sua storia, che ha portato sullo stesso palco due pesi massimi della musica indipendente italiana: Giardini di Mirò e Massimo Volume. Il tour invernale delle due band vedeva la sovrapposizione delle loro date marchigiane e ha costretto i fan a una scelta crudele. Sconcerti ha posto rimedio a tutto questo.

Durante l’estate le due band hanno condiviso il proscenio per quattro date partendo da Verona, per poi suonare a Milano, Roma e infine avrebbero dovuto esibirsi il 28 luglio alla Mole Vanvitelliana di Ancona. Ma così non è stato: a Giove Pluvio evidentemente piace il reggaeton, e il concerto era stato alla fine annullato mentre il pubblico accorso attendeva sconfortato e fradicio sotto al palco di sapere fino all’ultimo se le due band si sarebbero esibite o meno. Concerto rimandato, con la promessa di recuperare la data il prima possibile.

Appuntamento al 22 settembre, quindi. E mentre le divinità della pioggia continuavano ad ascoltare Despacito e su Ancona di nuovo incombevano nubi minacciose che scaricavano a tratti catini d’acqua, il manipolo di indefessi die-hard-indie-rocker tornato alla Mole è stato alfine premiato, o per meglio dire graziato. La instabile tregua metereologica e un palco più adeguato hanno permesso di soddisfare chi non aveva ancora visto dal vivo le due formazioni quest’anno, entrambe con un album uscito nel 2019 (tardissimo 2018 per i Giardini di Mirò) per la 42 Records.

Non si fermano alla label i punti di contatto fra le due band, che hanno incrociato i loro percorsi artistici in altre situazioni nella loro lunga carriera, per un’affinità spirituale, musicale e umana che hanno più volte sottolineato. Dalla partecipazione di Emidio Clementi al video di Pet Life Saver dei Giardini di Mirò, ai progetti paralleli Quattro Quartetti (frutto della collaborazione tra Clementi e Corrado Nuccini) e Notturno Americano (con la stessa accoppiata e il violino di Manuel Reverberi). Poi c’è la partecipazione di Clementi nel brano Malmoe (…My Supreme Idea of Love), incluso nell’Ep “The Soft Touch” dei Giardini di Mirò (2002) e infine la struggente cover di Qualcosa sulla Vita dei Massimo Volume suonata dal vivo durante il tour di Spartiti, il progetto di Jukka Reverberi e Max Collini. Stima reciproca, rapporti di amicizia, comune sentire per due vere istituzioni dell’indie-rock italiano. Tutto in una notte dentro le mura della Mole Vanvitelliana di Ancona, nella stessa indimenticabile serata.

 

Giardini di Mirò

Corrado Nuccini (foto Simone Mizzotti)

L’apertura tocca ai Giardini di Mirò, che non si limitano a riproporre tracce dal loro ultimo lavoro come l’ipnotica Landfall e la cinematografica Different Times, che dà anche il titolo all’album, ma spaziano fra i capitoli più importanti della loro carriera ultraventennale. Emozionanti le interpretazioni di classici come Pet Life Saver (per un attimo ho sognato l’arrivo a sorpresa sul palco di Matteo Agostinelli, frontman degli Yuppie Flu e voce del brano originale, visto che abita a pochi chilometri da dove si è tenuto il concerto), la commovente Broken By e il finale antinomico di A New Start. Merita sicuramente una menzione a parte l’irripetibile crossover che ha visto Emidio Clementi alla voce per la già citata Malmoe (…My Supreme Idea of Love).

Impressiona ogni volta come i Giardini riescano a rimanere coerenti musicalmente con la loro storia, ma sempre incredibilmente eclettici; al contempo morbidi e sonici, eterei e potenti, capaci di trascinarci nello stesso brano in volo ai limiti della psichedelia e a stordirci con una tempesta di distorsioni. Arpeggi e rumore, crescendo e assoli di tromba e violino, massicci muri di fuzz da shoegazer old school con una compattezza dal vivo impressionante. Un set di poco più di un’ora, ma che lascia con le orecchie e il cuore pieni di bellezza.

 

Massimo Volume

Emidio Clementi (foto Eliana Giaccheri)

Rapido cambio palco e la scena è dei Massimo Volume. Già passati dalle Marche nel tour invernale per presentare il loro settimo album, giocano in casa (due terzi della formazione originale sono originari di qui) e questo sembra riflettersi su un atteggiamento molto rilassato, con il solito istrionico Mimì che intrattiene divertito il pubblico fra un pezzo e l’altro. Ci sono i brani dell’ultimo album “Il Nuotatore” (L’Ultima Notte del Mondo, la titletrack, Fred, La Ditta dell’Acqua Minerale, Amica Prudenza, Nostra Signora del Caso, Una Voce a Orlando) e pietre miliari della musica alternativa italiana, da Qualcosa Sulla Vita, che brilla sempre come un diamante, impreziosito dal violino di Manuel Reverberi che torna sul palco, alle devastanti Fuoco Fatuo e Fausto. Sorprese inattese come Dopo Che e Alessandro, un impeccabile assortimento di gioielli recenti come Dimaxyon Song e meno recenti come Le Nostre Ore Contate.

C’è poco da fare, anche se pescassero a occhi chiusi, il loro repertorio è talmente vasto e solido che difficilmente potrebbero deludere. Dal vivo si confermano una band travolgente, che sa rapire ed entusiasmare vecchi fan e nuovi adepti. L’innesto di Sara Ardizzoni alla seconda chitarra è perfettamente riuscito, l’equilibrio magico dei MV sul palco si è ricreato; Mimì racconta e declama, alternando toni accesi ad atmosfere più intime, non devo certo spiegarvi il suo carisma dopo quasi trent’anni in cui incanta le platee. Vittoria picchia e carezza la batteria, vero motore ritmico della band, Egle tesse ragnatele chitarristiche da cui è fin troppo facile farsi imprigionare, abrasioni e ricami che sono un marchio di fabbrica.

Una notte meravigliosa trascorsa in balia di due band fra le migliori uscite dal panorama alternative nazionale negli ultimi trent’anni. Musica di cui si sono nutrite generazioni di musicisti, canzoni che sono pietre miliari, chitarre che hanno segnato più di un’epoca ma non vivono affatto sui fasti passati e continuano a suonare post-rock ruggente. Andatevi ad ascoltare “Il Nuotatore” e “Different Times” per valutare lo stato di salute della loro musica oggi. Vederli insieme su un palco, per chi scrive, è stato un piccolo desiderio che si è avverato. Alla faccia di Giove Pluvio.

Andrea Bentivoglio