Prima le presentazioni.

L’Ivo, siciliano all’anagrafe – cittadino del niente per necessità contemporanee – nasce artisticamente al di là delle Alpi, nella neutrale Lucerna. Racimolando i cocci della sua vita passata, artistica e non (poeta, musicista, “ilario, babbione, dottore in filosofia”), decide di trasformarli in un unico progetto solista. In men che non si dica, l’Ivo stende una dozzina di testi, trasformati poi in canzoni, che vengono subito apprezzate nell’accogliente biancore svizzero, non solo dalla comunità italiana, ma anche dal resto del mondo che abita la Confederazione. Questo gli permette di aprire nell’Emmenthal il suo homestudio – gli HegelStudios – nel quale, oltre a continuare la propria esperienza musicale, ha la possibilità di collaborare con vari artisti del bernese, incontrando così una nuova fetta di quell’europeismo artistico non ancora troppo conosciuto nell’Italia di oggi.

Nel 2018, dopo 5 anni di “vagabondaggio” elvetico, decide di tornare in Italia: i PinelleHotSoundsStudios, nei pressi di Salò, lo ospitano nel semestre maggio-ottobre, nei quali sperimenta sull’elettronica confortato da un suggestivo e dinamico Lago di Garda, “faccia a faccia” con quella lingua di terra che fu di Catullo. Dopo Salò, è la volta di Bologna, dove si trasferisce portando con sé gli HegelStudios e nei quali vive e lavora al momento. Nell’Agosto del 2020 pubblica Dr Dreier, primo “passo” di quei P.A.S.S.I., album pubblicato il 2 settembre 2020.

 

Play, si parte.

Un viaggio breve, poco più di 25 minuti, ma dal lungo nome: “Post Adolescenza e SemiSenilità dell’Io”, ma va bene anche “P.A.S.S.I.”; un viaggio musicale, mentale, e se camminerà con voi in cuffia, anche reale. Colui che vi condurrà alla ricerca di una via smarrita ha invece un nome poco articolato, con tanto di articolo: L’Ivo.

Questa premessa aiuta già a farci capire che ci troviamo davanti a un prodotto sonoro caledoscopico, ossimorico e trasversale; una trasversalità che si manifesta in ogni forma di linguaggio qui presente, da quella musicale, a quella testuale, teatrale e citazionale. Ed è così che, percorrendo le tracce di “P.A.S.S.I.”, incontriamo un sacco di bella gente, tra citazioni letterarie, musicali e filosofiche, manco ci trovassimo sulla riva gauche della Senna in epoca bohémienne.

Hegel e Battiato discutono con Gianni Vattimo (nella sua voce originale in Aut Aut), che parla di Pico della Mirandola e Kierkegaard; Nietzche fa capolino, tra un trip di psicofarmaci e un sillogismo, ma arriva Socrate a ricordarci che l’importante è “sapere di sapere che non sapevo affatto, significativamente, cosa fosse vero e se fosse vero…”.

Anche il contesto musicale è pregno di citazioni e riferimenti, talmente vari ed eventuali che alcuni si possono tranquillamente considerare inconsapevoli. Dentro una natura fondamentalmente progressive, ma con venature elettroniche più contemporanee, dell’intero disco, sia per suoni che per approcci, ci si accosta a questo genere soprattutto nel suo uso pomposo delle tastiere, presente in quasi tutto il disco (fatta eccezione per Hegel, unico brano quasi pop) e tipico di band come Museo Rosembach, Biglietto per l’Inferno e Yes.

Ogni pezzo poi conquista una propria autonomia, cosicché ne vien fuori un cocktail musicale in cui, insieme alle band citate, troviamo i Kula Shaker (Occhiali da solo), gli Architecture in Helsinki (Dr. Dreier), i Bluvertigo (Meglio dell’MD) e i Depeche Mode (Aut Aut), seguiti da un breve gioco in stile El Guapo (DRD reprise). Deecadenza risulta il pezzo più cupo e ostico, con atmosfere tipiche dei C.S.I, forse un po’ fuori luogo.

Il viaggio termina con Tempo di scrivere, la tappa più interessante (insieme ad Aut Aut), rappresentata da un delirio poetico capace di far vivere in immagini le parole recitate; già, recitate, non cantate, con quello stile che trova nei Massimo Volume, i maestri del genere, e che non dispiacerebbe a Carmelo Bene.

L’interpretazione dei testi, dalle citazioni colte e dai temi a volte chiaramente complessi, in qualche caso volutamente ambigui, seguendo l’impostazione che L’Ivo ha voluto dare alla sua creatura, è un lavoro che ogni ascoltatore, insieme ai suoi tanti Io, potrà fare in maniera unica e molteplice. Tanti spunti e tutti interessanti, per un lavoro che rispecchia saggiamente i tempi di ascolto odierno e che quindi risulterà di facile e stimolante fruizione, perfino per chi è ormai intorpidito nei timpani e nell’animo, da musichette, tastierine e testi degni di un tema di quarta elementare (qualcuno ha detto ItPop?).

In conseguenza di tutto ciò, se ne consigliano svariati ascolti, prima e dopo i pasti, insieme alle vostre pillole o in sostituzione di queste. E dunque play, si riparte!

Mirko Raimondo