“Seeing Other People”, sesto album in carriera per i Foxygen, band californiana dalla formazione mutevole ma che sempre ha fatto capo al polistrumentista Jonathan Rado e al vocalist Sam France, aggiunge un nuovo tassello nella ricerca filologica interna al mondo rock che i due stanno portando avanti sin dalle loro origini. Dopo il glam, il british blues, la psichedelia (chi non lo conoscesse vada ad ascoltarsi il bellissimo doppio “…and Star Power” del 2014) e il rock orchestrale, ecco giunto il momento per un tuffo negli anni Ottanta più pomposi, epici e ballabili, tenendo però sempre ben presenti i grandi maestri già affrontati nei dischi precedenti: David Bowie, la coppia Jagger / Richards, Lou Reed, Bruce Springsteen.

Proprio il rocker del New Jersey, quello del periodo d’oro del classico “Born in the U.S.A.”, viene in mente ascoltando l’opener muscoloso Work. È invece il Bowie di “Let’s Dance” a fare capolino in Mona, canzone dallo spirito romantico sensuale, così come gli Stones più pop sono i numi tutelari della fumosa title track. Face the Facts gode di un’atmosfera da lentone disco music alla Prince ed è inoltre impregnata di vari gingilli sonori che ricordano molto gli ultimi Daft Punk.

Con Livin’ a Lie torna il mood teatrale e bohemienne già conosciuto dai fan in passato, soprattutto nella languida interpretazione di France, mentre è ancora il boss lo spirito guida della carichissima The Thing Is, sicuro inno da cantare a squarciagola durante i futuri live della band. News è un altro pezzo trascinante con un super riff di sintetizzatore, mentre i due brani finali ripropongono i Foxygen che tutti noi avevamo imparato ad amare: Flag at Half-Mast è una super ballad seventies style basata su chitarra acustica e pianoforte, The Conclusion un adorabile funky urbano pieno zeppo di assolini di elettrica. Non il miglior album del duo di Agoura Hills, ma assolutamente un ottimo esperimento pop-rock.

Andrea Manenti