“The Fat Sea Theme”, esordio sulla lunghissima distanza (i nostri esistono dal 2006 e nel frattempo hanno pubblicato due EP) per la band bolognese Fiumi, è un tuffo di testa e cuore negli anni Novanta. Echi di grunge, malinconia, finta leggerezza, alternative rock d’oltre oceano sono il succo a cui si abbeverano questi ragazzi sotto la sapiente guida del leader Pablo Quirici che in questo lavoro autoprodotto sviscera la sua anima in dieci brani che hanno la varietà di dieci anni di lavoro, ma anche l’unità del fatto che a realizzarli sia sempre lo stesso, dotato, individuo.

La voce di Pablo, a metà fra un primo Alberto Ferrari che però sceglie la lingua inglese come via d’espressione ed un Chino Moreno più riflessivo che disperato, accompagna l’ascoltatore in un mondo variegato, fatto di luci ed ombre.

L’apertura è affidata a una vera e propria intro quale la psichedelica “Collisions (Introduction)”, la quale lascia subito spazio alle serrate ritmiche di un pezzo teso ma nel contempo liberatorio quale “Brainfog” al quale appartiene un ritornello dal vago sapore onirico, “Universal Clock” gioca con due diversi registri vocali, “In the Noise” con feedback trattenuti su una squisita base acustica, “Fail (a Gurgle into the Mind)” alza la velocità pur rimanendo pop d’ottima fattura, mentre al contrario “Levels” dilata suoni e spazi nei suoi quasi otto minuti di durata, “Startrain & Psychotrain” richiama il miglior power pop fra Husker Du e Placebo e così via fino alla conclusione affidata alla title-track (dal simpatico titolo “Il tema del mare grasso”), ultima immersione nel mondo ormai vintage (qui c’è anche un non so che di cinematografico) creato dalla band.

Andrea Manenti