A cavallo tra i tappetti di un elettronica soffusa e il tributo alla musica shoegaze anni 90, si inserisce “Tregua”, il terzo album di Daniele Carretti a nome Felpa (ex Offlaga Disco Pax e Magpie), parte conclusiva di una trilogia concettuale che ruota intorno agli affetti e al relazionarsi con gli altri. Dopo “Abbandono” (2014) e “Paura” (2015), una precaria tranquillità sembra trovare il suo spazio tra le corde apertamente tendenti alla tristezza del progetto di Felpa.

Un disco intimo, che da una parte evidenzia il debito nei confronti degli Slowdive e Cocteau Twins con gli arpeggi riverberati tra shoegaze e dream pop (Daniele non ha mai nascosto i suoi riferimenti musicali in questo) e l’elettronica degli Offlaga di “Bachelite”, ripulita dai beat più meccanici (parte dei synth utilizzati per “Tregua” sono delle stesso Enrico Fontanelli, membro degli Offlaga, insieme a Daniele e Max Collini, scomparso 4 anni fa).

Si apre con Svegliarsi e chiude il cerchio con Dormire, mezzora di album, otto brani considerabili come un unicum, dove alla mancanza di varietà della voce di Felpa vengono in sostegno la precisione tecnica e un suono elettronico mellifluo frutto della maestria nell’uso dei synth e degli effetti alla vecchia maniera, senza l’ausilio del laptop e dei software. Scuote le onde, crea vortici elettrici rimescolando l’inverno al cantautorato italiano (da ascoltare la sua versione shoegaze di Rimmel di De Gregori).

Un disco che può risultare monocorde per chi non ha mai prestato l’orecchio a certo post-rock anni ’80 e ’90, ma molto sincero, un calmante, un dialogo con se stesso e i fantasmi del passato. Felpa suona per sé, si ascolta, si nasconde sotto il suo cappuccio e continua a guardarsi le scarpe, capendosi un po’ di più.

Andrea Frangi