dr dogSe vi piace il pop melodico dei Beatles e di Brian Wilson e non disdegnate il lovers rock più ruffiano, i Dr. Dog hanno pubblicato un disco che fa per voi, a tema e anche abbastanza vario come soluzioni. L’iniziale “Casual Freefall” e “Could’ve Happened to Me“ sono due folk da spiaggia, da tirare fuori tra qualche mese, la seconda anche con un pizzico di black music in più rispetto al resto del disco, per il ritmo e certi incisi di voce e chitarra. “Ladada“ e “Survive“ sono le due tracce più allegre della raccolta, la prima una ballata con effetto carillon e ritmo vaudeville, la seconda vagamente in controtempo e in levare, una specie di pop-steady molto ben congegnato.

Anche la carta del cantautorato rock anni 70 fa parte dell’offerta, con “I Saw Her for the First Time“, arrangiata su un tappeto d’archi ed elegante come un giardino inglese, “Peace of Mind“ che scimmiotta certi rock mid-tempo del John Lennon solista più nazional-popolare, e infine con “Both Sides of the Line”, sostenuta da un riff battente in 4/4 ed orchestrata con un effetto finale vagamente glam e kitsch. Le mie due tracce preferite sono però quelle più “americane” tra le 10 presenti: “I Know”, che può ricordare una versione easy listening del Tom Waits più accessibile, batte un big beat rallentato, accenna un wall of sound e intona un blues sbiancato e malinconico; “Jim Song“ invece inizia come certo folk del primo Beck ma con una melodia ancora più Nashville, per lanciarsi, dopo il primo ritornello e sostenuta dall’organo, su suoni ancora più eterei, finendo in una specie di fuga che rende ancora più malinconico il tono. Il coretto vagamente soul in coda fa venire il magone e le pennate di sei corde flangerata orchestrano il tutto in modo davvero elegante. Decisamente una bella canzone.

La title track suggella da par suo: paradisiaca e lenta, galleggiante e minimale, giustificata da un organo a canne che allunga le note portanti e da una voce da cantante confidenziale, finisce purtroppo in un gospel che ricorda eccessivamente un certo repertorio da oratorio. Un disco “dipinto ad acquarello”, elegante ma a volte un po’ impalpabile, un regalo di natale che potrebbe funzionare anche per i parenti che incontrate solo una volta all’anno.

Alessandro Scotti