il-culo-di-mario-tuttiIniziava nel maggio di quest’anno quello che, più che un solo lavoro di produzione e registrazione, si può definire un esperimento sociale basato sulla fiducia e sull’entusiasmo.  Uscito nel mese di ottobre, “Tutti”, quarto album de Il culo di Mario, ma secondo di una trilogia lanciata a gennaio con “Dovete”, ha una storia assai felice alle sue spalle.  Con una campagna di crowdfunding, il duo psychedelic-pop di Milano, composto da Alessandro Mannucci e Francesco Roggero, raccoglie una bella cifra con la quale riesce a organizzare un pranzo a base di bruschette, risotto fragole e champagne, vino e tanta musica. Il futuro successo sta nel coinvolgimento emotivo alla base della campagna, che permette ai fan di diventare parte integrante delle canzoni che andranno a comporre l’album, e dunque pilastro dell’intero progetto. Lo slogan è “Se ci dai 50 euro ti facciamo una canzone su misura!” e, a discapito di ciò che temevano, ben undici persone hanno deciso di credere in questa folle idea.  

L’album, scritto, suonato e arrangiato da Il culo di Mario è composto da un totale di 13 tracce che spaziano tra filastrocche psichedeliche no-sense, disco music anni settanta e improvvisazioni un po’ come nel jazz. L’album si apre con Risotto fragole e champagne,  degna introduzione a quello che è l’intero concept, ovvero un fluire di storie di vita quotidiana più o meno allegre, più o meno serie, musicate alla meglio maniera. A seguire,  Scommettiamo che, una canzone d’amore a tutti gli effetti, ci racconta la romantica storia di Federico e della sua ragazza Francesca, nata per caso e in maniera bizzarra da una scommessa persa e un numero telefonico composto a caso. Lui era ubriaco, lei risponde e deve cantare, il resto è storia. Il cuoco e il barman è invece un brano rap, di quelli che non fanno provare nostalgia per i furono Flaminio Maphia e che non puoi ascoltare se hai fame, e racconta appunto le vicende culinarie di un cuoco e del suo amico barman. Bagher è una dedica di quelle poco scontate, di quelle che non badano ai dettagli mainstream, ma che scavano nel profondo. Insomma, Nicola ama Giulia non perché è bella e simpatica, ma perché come riceve lei i bagher a pallavolo nessuna mai. Con il brano Cholo i due de Il culo di Mario fanno sfoggio delle loro capacità poliglotte e raccontano la storia di Alessandro e del suo migliore amico, conosciuto alle medie, molto tempo fa. In L’anno della svolta l’intro ha il testo in reverse e il brano prosegue poi bello incazzato. A parlare è un adolescente in lotta con il mondo e con la voglia di evadere dalla sua realtà. Avanguardia punk a livelli ennesimi insomma! La traccia La miagolatrice di Satana ci lascia intendere dal titolo che possa essere un brano oscuro quasi macabro, invece no non lo è, ma questa miagolatrice deve aver fatto arrabbiare qualcuno. In Niccolò Torielli, su sognanti note distorte di un mandolino, parte un elogio a tale Niccolò Torielli appunto, non si sa molto altro. Orio(n) è un brano invece carico di atteggiamento grunge alla Kurt Cobain il momento prima di premere il grilletto. Le note cattive passano attraverso il sintetizzatore, il testo ci racconta di assuefazione e dipendenza mentre una coltissima citazione del brano anni sessanta I will follow him, che per l’occasione traduce “lo amo” in “ti uccido”, ci lascia intendere che Il culo di Mario abbia guardato Sister Act in tv prima di scrivere il pezzo.

il-culo-di-marioCon Ma rili de best abbiamo un’altra dimostrazione di quanto quelli de Il culo di Mario siano così international nei loro testi, che con maestria miscelano alla perfezione la lingua inglese alla nostra! Per il resto il brano è una tenera dedica di un papà alle sue due figlie gemelle, Naomi ed Eva, che però diventa Petra per facilitare le rime. Ozy the cover dog è una canzone giunta sul pianeta Terra dallo spazio interstellare, è una dedica cibernetica che un’aliena fa al suo cane robot. È stato scientificamente provato che solo un umano su dieci riesce ad ascoltarla fino alla fine. Per (quasi) finire, quello che si può considerare l’ultimo brano, di quelli gentilmente concessi dai fan, è Ragazzona, una psichedelica dedica a se stessi, che sul concludersi ci sorprende perché di netto si trasforma e diventa una canzone jazz. Ascoltare per credere.

L’album si conclude con un brano che ha il suo stesso titolo e che ha l’umile pretesa di riuscire a ringraziare tutti ma proprio TUTTI quelli che hanno permesso la realizzazione di questo lavoro, citandoli, in musica, uno ad uno, nessuno escluso. Sono aperte le scommesse su quale sarà il titolo, dopo “Dovete” e “Tutti”, della terza parte di questa trilogia, attesa dai fan quasi quanto le Guerre stellari al cinema.

Marilena Carbone