Sono tempi duri quelli in cui viviamo. Tempi confusi, difficili e violenti. Soprattutto per chi, come Cody ChesnuTT, vuole solamente diffondere amore, pace e unità. Eppure il musicista di Atlanta non si arrende nonostante tutte queste difficoltà, anzi è stimolato a continuare nella sua battaglia. Reso forte della presunta investitura divina che gli ha assegnato questa missione e della fede incrollabile nel soul.
La carriera musicale e profetica da solista del rocker statunitense ha inizio nel 2002 con l’album “The Headphone Masterpiece”, prende poi il volo con la pubblicazione del singolo The Seed assieme ai Roots e dopo qualche anno di assenza dalle scene continua con l’ottimo e acclamato “Landing On A Hundred” del 2012. “The Love Divine Degree” nasce in seguito a un incontro casuale, avvenuto in maniera quantomeno bizzarra. Quasi che la sua genesi fosse già stata prevista dalle parche della black music. Durante una jam tra musicisti organizzata da Justin Vernon (Bon Iver), a cui partecipava anche Kanye West, il nostro Cody incontra il produttore Anthony “The Twilight Tone” Khan, ed è subito amore. In 18 mesi compongono, arrangiano e producono il disco. Tutto da soli. L’unico a cui è stato permesso di collaborare è Raphael Saadiq, co-autore del primo singolo estratto dall’album Bullet In The Streets And Blood.
Le 14 tracce presenti nell’LP risentono dell’influenza di altre due pubblicazioni fondamentali per l’alternative RnB uscite negli ultimi anni: “Black Messiah” di D’angelo e “Awaken, My Love!” di Childish Gambino. Ovviamente reinterpretate nella personale maniera del guerriero del soul, anche se la formula è la medesima: testi impegnati, metriche sgembe, digressioni elettriche e un groove potente. Come se, in seguito agli accadimenti sociali che stanno scuotendo dalle fondamenta gli States, sia nato un movimento (inconsapevole) di artisti che stanno riportando in auge il suono caldo e sensuale della musica nera. Senza però attuare un’operazione filologica, ma lasciandosi contaminare dall’attitudine Hip-Hop e dalla naivitè indie. Un fiume carsico che collega tra loro musicisti che vanno da Anderson Paak a Esperanza Spalding passando per Erykah Badu.
“Once again, this is my soul trusting the powerful gift of music to be a positive vehicle for sharing the continual process of personal transformation. This organic sound recording explores what commonly may be perceived as universal social complexities, with the thought of divine love, and its application, as a simplifying guiding light”. Ipse Dixit. E chi siamo noi per contraddirlo o aggiungere qualcosa?
Lesterio Scoppi

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
