Accendo Spotify, riproduzione casuale. Qualche nota e li riconosco subito, i Belize. Difficile sbagliarsi, ancor di più confonderli. I Belize sono un gruppo giovane e dinamico, nato artisticamente a Varese nel 2014 e cresciuto fra suoni trip hop, elettronici e trap. Nel 2017 hanno conquistato la critica popolare con la comparsata a X Factor, un programma tanto criticato quanto sottovalutato nella capacità di dar voce a chi ha talento, ma annaspa nel farlo emergere al grande pubblico. I Belize hanno sfruttato al meglio l’occasione per presentarsi come rappresentanti di un suono unico e inimitabile, difficile da descrivere o raccontare, in quanto frutto dell’incontro di più mondi musicali.

Il sound di “Replica”, il nuovo EP della band varesina, è estremamente minimal, ritmato e cadenzato, ad anticipare un brusco cambio di scena che tarda però ad arrivare. Si apre il sipario sui cinque brani dell’EP con Pianosequenza, un pezzo elegante e profondamente freddo, di riflessione. Conduce Iride, un inno alla musica elettronica con indizi pop: veloce, ripetitiva, disegna una Milano bene di notte, fra le sue luci e i suoi colori. Replica, la title-track dell’EP, è romantica e indie, come a voler richiamare una modernità del loro suono e contenuti stilistici. Superman avvia la conclusione con un tono più pop e orecchiabile, una serenata malinconica. Infine Gilette celebra e mette il punto a questo secondo sforzo della band lombarda.

I Belize sono un gruppo di rottura, innovativo e imprevedibile, che ha imparato a non lasciarsi definire da una categoria musicale, ma ha la capacità di interpretare brillantemente differenti sonorità e stili, risultando mai banale ma al contrario interessante e frizzante. Mascherano sotto una falsa malinconia un momento di scelte e cambiamenti che segna un punto di rottura nella loro vita e nella loro musica.

Alessandro Benedetti