L’inverno è ormai alle porte ma, ascoltando “All The Light Above It Too”, per 40 minuti circa si può tornare indietro all’estate, immaginando spiagge bianche, tavole da surf sulle onde del mare blu delle Hawaii e l’ukulele suonato davanti ai falò.
Le 10 canzoni che compongono il settimo album di Jack Johnson sono perfettamente nel suo stile e ricordano le sonorità a cui ha da sempre abituato coloro che lo ascoltano: sonorità pop rilassanti e rilassate, riff di chitarra, che a volte sfiorano il folk-rock, percussioni accompagnate dalla sua voce dolce e delicata e testi diretti e comprensibili.
Il cantautore, in un’intervista, ha raccontato che l’album è il risultato di tutto quello che gli è passato per la testa nell’ultimo anno: un anno in cui ha navigato attraverso il Nord Atlantico per girare un documentario sull’inquinamento dell’oceano, un anno in cui Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti, un anno in cui ha fatto campeggio, ha surfato. Si è anche procurato delle ferite, è andato in esplorazione, ha sognato, ha condiviso tempo e interminabili conversazioni con i suoi amici e familiari. Ed è così che in questo disco si alternano tematiche più leggere a tematiche socialmente e politicamente più “impegnate”.
Subplots è l’opening track da cui il disco prende il titolo: «All the light under the sun, and all the light above it too is gonna rise and shine», canta infatti in questo primo brano il nostro Jack. You Can’t Control It è una delle prime tracce in cui si ritrova uno dei temi “impegnati” del disco, ossia quello dell’inquinamento ambientale, molto caro al cantautore e che è evidentemente anche d’ispirazione per la copertina del disco, sulla quale è ritratto sdraiato con la sua amata chitarra, circondato da una composizione ordinata di rifiuti di plastica.
My Mind Is For Sale, caratterizzato da un groove calypso-rocksteady, in apparenza sembra il solito brano spensierato ma, in realtà, sotto la superficie, nasconde frasi dirette all’elezione di Trump, ai media che hanno influenzato questo risultato, alle voci sulla sua presunta insanità mentale e un riferimento alla costruzione del muro al confine con il Messico. In Gather Jack critica il consumismo che caratterizza la stagione natalizia, con i saldi, le promozioni e le campagne di mercato che tipicamente iniziano con il Black Friday e continuano fino alla fine dell’anno; qui si ritrova un altro Jack, un altro sound: un po’ Jamiroquai. Fragments conclude il disco ed è la traccia tratta dal suo film sull’inquinamento del mare “The Smog Of The Sea”.
Tra le tracce più “leggere”, ma non meno interessanti, ci sono: Big Sur, un bel pezzo movimentato che a tratti può ricordare i Vampire Weekend. È ispirato a un’esperienza di campeggio in cui Jack racconta di aver portato solo le cose essenziali: un coltellino, una tazza per il caffè, delle carte da gioco… ma non la chitarra! («A pocket knife and no guitar, a coffee cup a deck of cards»). A chi non è mai capitato di trovarsi con qualcuno sotto un cielo stellato e di confidarsi e lasciarsi andare, parlandogli di qualsiasi cosa a lungo? Sunsets for Somebody Else è uno dei brani più rilassanti ma, allo stesso tempo, quello che ha un retrogusto amaro quando dice: «What is it pulling you there? Cause things can never stay the same, so what is keeping you here?». Jack ha scritto questo brano mentre era in un surf trip in Micronesia.
«I viaggi in barca o simili mi fanno sempre tirare fuori delle canzoni», racconta. Love Song #16, è la canzone d’amore per eccellenza, un vero inno a sua moglie: «You give me too much love, so I blame you. Well, here’s another love song for you. You give me too much love, what can I do?». Dopo averle dedicato 15 canzoni d’amore è il momento di dedicarle “Just another love song”.
Per concludere nel complesso si tratta di un bel disco. Ascolto consigliato se l’obiettivo è quello di rilassarsi. Altamente sconsigliato prima di andare a correre, per darsi la carica.
Mariangela Santella

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
