E’ uscito il 14
luglio il settimo album dei The Dears, “Times Infinity Vol. 2”. E’ stato registrato nel 2014 insieme al predecessore, Vol.1 , per essere pubblicato tre anni dopo dal collettivo di Montreal. La band è nota per le tetre atmosfere dark pop, che sono presenti fin dall’inizio nel brano d’apertura “Taking it to the grave”, le cui armonie si aprono nel finale, e in “Until Deathrow”. Tuttavia il disco è una grande prova di ecletticità, la ricetta di base è sempre la stessa: la voce di Murray Lightburn sommata alle tastiere di Natalia Yanchak, in particolare ritorna il timbro dell’organo che a volte accompagna l’incalzante ritmo della chitarra. come nel brano “1998”, mentre più spesso rimane disteso, prolungato, amalgamandosi agli arrangiamenti che variano, dalla rockeggiante “Of Fisticuffs”, a brani più introspettivi come quello di chiusura, “End of the tour”, in cui Lightburn diventa riflessivo e romantico: “Please don’t go, I won’t face this world without you.”
“Guns or Knives” è il brano che spicca tra gli altri, per le melodie raffinate, ancora l’organo che si mescola alla chitarra in un’assolo delicato, mai spinto. In un paio di brani sfociano persino in atmosfere shoegaze, con linee di basso seducenti, magnetiche, che non esplodono mai in modo evidente. In “I’m sorry that i wished you dad”, il sound ricorda quello dei migliori Velvet Underground, anche se le chitarre sono meno calcate.
I The Dears sono in grado di sorprendere, mescolando le proprie sonorità più caratteristiche a nuove e vecchie influenze, e si confermano una delle band più rilevanti della ricca scena canadese.
Mattia Sofo

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
