Anche il noise-pop più ricco a volte può portare a dei colpi di sonno quasi mortali. È quello che avviene ascoltando l’ultima fatica dei Los Campesinos!, band di Cardiff che ha rilasciato per la Wichita Records il suo sesto album: Sick Scenes.

Niente di inascoltabile, intendiamoci: chi stesse cercando un po’di pop-punk lo troverebbe in Here’s to the fourth time!, chi volesse piangere lasciando la provincia ci riuscirebbe ascoltando The fall of home etc., segno della poliedricità del loro lavoro all’interno di un genere spesso fossilizzato. Forse, ed è questo che rischia di portare l’album ad essere soporifero, è il fatto che non si riesca a trovare altro che degli stilemi ripetuti (a modo loro, ci mancherebbe) di una musica quale l’indie-pop della seconda metà degli anni 2000, che ha fatto il suo corso, bellissimo, ma che è anche morto insieme all’ultima stagione di OC. E questo nonostante la ricchezza di suoni (violini, chitarre, glockenspiel etc.) e musicisti (i Los Campesinos! sono una famiglia di 7 persone!) che hanno portato il gruppo gallese nella golden age del genere a distinguersi rispetto all’accozzaglia per conquistarsi un pubblico sì di nicchia, però molto fedele.

Nonostante questo si apprezza di Gareth David la sua innata verbosità e la schiettezza lirica, che spesso stride con un sound fresco, dai toni spesso accesi, positivi. Una centrifuga di parole che riesce ad attingere tanto dalle sue grandi passioni quali il calcio (Renato Dall’Ara), quanto dalle difficoltà come i principi attivi contenuti nei farmaci che ha dovuto assumere negli ultimi anni (5 Flucloxacillin) per sorreggersi. Fuori dai coretti soliti rimane l’originalità di certi temi trattati, proprio come quello del calcio: argomento taboo nel panorama musicale, che invece per il frontman dei LC! è amore sconfinato, pura cultura pop. Il brano di apertura che prende il titolo dallo stadio del Bologna è una descrizione della parabola vissuta dal gruppo: a un passo dalla grande fama, ma poi subito ripiombati in una dimensione lontana dai riflettori. In quello stadio la nazionale dei tre leoni aveva sconfitto il Belgio nei mondiali di Italia 90 e solo due anni dopo, giocando contro la squadra di San Marino, aveva subito una rete dopo 10 secondi.

Sempre di calcio si parla in Broke up in Amarante: uno stadio abbandonato in Portogallo vicino alla studio di registrazione del disco dove spesso Gareth amava rifugiarsi, sedendosi al centro del campo da calcio abbandonato a riflettere, trovare pace e bere alcune birrette. “There’s a slow, slow death if you want it / Yeah, I want it”, questo verso di A slow, slow death sembra un’ottima descrizione di quello che sta succedendo ai Los Campesinos!: rimanere troppo fedeli al passato rischia di tramutarli in tombe.

Andrea Frangi

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