dieL’esordio di questi giovani australiani mi ha fatto venire in mente il telefilm “Sarano famosi” (all’epoca la parola serie non si usava), il musical, le sitcom teen e la pubblicità dei siti di viaggio: prodotti di largo consumo per giovani disattenti. Il disco è davvero ben prodotto e suonato ma gli arrangiamenti e l’ispirazione non mi pare così clamorosa, altrettanto dicasi per la personalità dei nostri. Già l’iniziale “Know My Name”, pop punk più pop che punk, mi mette all’erta: le chitarre volano in cielo ma il tono è un po’ troppo da advertising, anche se almeno fa sperare nella grinta dei nostri. Che c’è, eccome se c’è, ma è davvero professionale e fredda, da LinkedIn. Si mescola perciò tanto rock fm e folk rock con musica nera sbiancata con la candeggina senza inchiodare quasi mai all’ascolto. “Tick Tock”, la seconda traccia è da questo punto di vista un manifesto, e l’assolo metal tamarro è la foglia di insalata che rovina un sorriso che affascina ben poco, dei denti bianchi come quelli della pubblicità durbans. Poi si parte con le ballate, spesso guidate dal piano, spesso con crescendo mai brucianti, e con melodie vocali scontate più ancora che pop, come in “Remember” e “she wants”. Oppure si mischia la ballata col soul ma sempre con risultati sbiaditi, vedi “September Song”. Quando invece i nostri oltre ad imitare Marvin Gaye ci mettono più sofferenza i risultati arrivano, e infatti “Gold” parte già sentita ma ha un bridge dove la sincerità ti tocca, ma è davvero pochino per raddrizzare la baracca. Forse l’unica traccia che davvero mi convince è quindi la conclusiva “I Can’t Wait”, quasi crooning, un piano riservato e poco invadente al servizio della voce, e una chitarra sullo sfondo che entra a metà, sempre con molta discrezione. Un disco di easy rock teen senza infamia né lode, da girone degli ignavi: non prendere posizione non vi salverà!

Alessandro Scotti

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