Nel 2016 un disco dei Punkreas può aver ancora senso?
Fosse fatto da una band giovane certamente sì: farebbe il piacere di noi vecchi che sapremmo che qualcosa nelle testoline là fuori ancora si muove. Fatto dagli stessi protagonisti di un ventennio fa forse un po’ meno, ma dopo aver visto recentemente che ai concerti di questi signori la media del pubblico è ancora fortunatamente teen, si può sperare che il messaggio arrivi forte e chiaro anche se ad urlarlo non son certo dei coetanei ma persone più vicine al ruolo di maestri che di compagni di nuove scoperte.
In ogni caso in questo 2016 i Punkreas tornano e lo fanno tramite un disco che se non riporta proprio ai grandi fasti delle origini si riaggancia comunque a un altro grande periodo per la band, quello della tripletta “Elettrodomestico”, “Pelle”, “Falso”.
Fra ritmi punk’n’roll (la bella autobiografica “Salta” sulla vita on the road o la conclusiva “Picchia più duro” dove per la prima volta in carriera il testo è affidato all’esterno Tito Faraci, scrittore e sceneggiatore di matrice fumettistica), altri più ska (“Dal tramonto all’alba”), brani politici (“800588605” sugli abusi in divisa), schieramenti contro i talent (“Condannato alla realtà”) o i social network (“Mi piace”) e varie collaborazioni (con Lo Stato Sociale nel singolo “In fuga” con un tema preso a prestito dai Pay di “Virus” o con i Modena City Ramblers in “Modena – Milano”) l’album passa liscio e veloce ed è ancora in grado di far contemporaneamente riflettere e ballare…e non è poco!
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
