Nel panorama musicale moderno, così impregnato di indie-rock, elettronica e pop pare difficile aspettarsi ancora la presenza di nuove uscite soul e funk. A farci tornare un bel po’ indietro negli anni ci ha pensato però Charles Bradley, cantante soul americano esploso fin troppo tardi ma che negli ultimi anni ha ripagato l’attesa.Changes è il suo terzo album in studio, il primo uscì appena nel 2011; un po’ tardino per un ragazzotto nato nel ’48. La musica ha sempre fatto parte della sua vita, ma si sa, la passione alle volte non si trasforma automaticamente e istantaneamente in profession (chiedetelo anche a Rodriguez, ve lo potrà confermare).
Ha passato la maggior parte della vita come un uomo qualunque, svolgendo lavori qualunque ma con il tarlo insinuato da tutti coloro che gli stavano accanto di avere una voce maledettamente simile ad un certo James Brown. Changes è una treccia di undici canzoni in cui funk e soul si alternano formando un album solido e senza inquadramento temporale.
Il patriottismo apre l’album con God Bless America, una traccia che funge quasi da intro alla funkeggiante Good to Be Back Home, sicuramente uno dei pezzi più Browniani del disco.A metà strada ci imbattiamo in una rivisitazione di Changes dei Black Sabbath, brano che da il nome all’album; se Changes fosse un film, l’omonima canzone segnerebbe sicuramente la fine del primo tempo. La seconda parte, ad eccezione di Ain’t It a Sin è composta da pura essenza soul. È la musica dell’anima e Charles Bradley ha sicuramente lasciato parte della sua nelle ultime cinque canzoni. Things We Do for Love e Crazy for Your Love sono puro e straziato romanticismo; probabilmente sono i pezzi che più ci sono piaciuti, forse perché ci risultano in qualche modo più familiari ( verrebbe quasi da dire: ‘’ma io questa l’ho già sentita!’’).
Slow Love chiude l’album; poco più di tre minuti fatti di contrasti tra voce e coro che ci portano verso la fine di questo percorso, lasciando forse una nota un po’ troppo malinconica su questo lavoro. Trovare qualcosa di nuovo trattando questi generi musicali è sicuramente arduo e in effetti anche in Changes le novità sono pressoché assenti. Grande musica e grandi voci sono comunque presenti nell’album e riusciranno sicuramente a creare un po’ di nostalgia agli appassionati soul e magari dell’interesse nei confronti dei profani.
Changes significa cambiamenti; vediamo quest’album come un’inversione di tendenza, provando ad andare a ritroso ascoltando la musica del passato e la musica del presente che ce lo ricorda.
Andrea Asperi

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
