The Winstons sono un progetto partorito dalla mente di tre signori del rock italico. Roberto Dell’Era, già Afterhours e solista affermato, Enrico Gabrielli, già Calibro 35, ex Afterhours e polistrumentista in una moltitudine di band, anche a livello europeo e Lino Gitto, già UFO ed accompagnatore proprio di Dell’Era nella sua veste solista cambiano identità in Rob Winston, Enro Winston e Linnon Winston e si concentrano su uno dei lustri più magici per il rock’n’roll: la fine dei sixties che subentra nell’inizio dei seventies fra psichedelia e progressive.
Nati da un’idea di Gabrielli che vide la luce durante un soggiorno in Giappone qualche anno fa, i tre registrarono l’album durante l’estate del 2013, ma causa i moltissimi impegni si ritrovarono in sala mixaggio soltanto lo scorso autunno e con l’inizio di quest’anno riescono finalmente a dar vita alla loro creatura.
“The Winstons” si candida già nella top ten di uno dei migliori lavori discografici di questo 2016 appena iniziato grazie alla fantasia mista a follia dei tre musicisti, qui alle prese con batteria, tastiere, basso, chitarra a dodici corde e magnifici giochi di voci che li vedono tutti e tre protagonisti, ad aiutarli in tre tracce si aggiungono poi anche Xabier Iriondo Gemmi (anch’egli Afterhours) al soundmetak di sua invensione e Roberto D’Azzan alla tromba.
Un lavoro in bilico fra melodia e schizofrenia nonché una gran prova di destrezza e talento musicale.
La band è in giro per tutta Italia fino a fine mese. Un consiglio: non perdeteveli.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
