dawes_-_were_all_gonna_dieQuando sono usciti allo scoperto con il loro primo album, North Hills, i Dawes sono stati subito etichettati come l’ennesima, nostalgica band country-rock: puntavano tutto su una voce rassicurante e una dolce chitarra acustica, cantandoci degli amori che nascono dietro l’orizzonte della California e del desiderio di lasciare la città e far vagabondare la propria anima in un cielo diverso. Da quelle belle canzoni evocative sono passati sette anni e altri quattro album: i Dawes sono diventati molto più popolari e hanno pian piano cambiato registro, aggiungendo ogni volta qualcosa in più al loro modo di fare musica. Il risultato è che se nel 2009 uno dei loro brani più rappresentativi s’intitolava Peace in the Valley, nel 2016 non si può parlare dei Dawes senza citare When the Tequila Runs Out. Se prima la sensazione era quella di ritrovarsi in un piccolo club con le luci blu e i soliti “pochi ma buoni” sotto il palco, adesso siamo a una festa in cui non conosciamo nessuno e da cui non vediamo l’ora di andare via. E l’inquietante somiglianza del batterista Griffin Goldsmith a un giovane Lapo Elkann non ci invita certo a restare.

Cos’è successo? Quello che era già stato anticipato da Stories Don’t End: un’escalation verso falsetti fastidiosi e coretti sospirati, alla ricerca della potenziale canzone da classifica. I Dawes si sono già tuffati da tempo in quella massa indistinta di band californiane di cui ogni tanto si sente parlare, adesso stanno nuotando per restare a galla, aggrappandosi all’ispirazione del momento. È per questo che “We’re All Gonna Die” suona complessivamente come un lavoro confuso, come se i componenti della band non si fossero mai messi d’accordo e, nella fretta, avessero deciso di buttarci dentro un po’ tutto: «Sì dai, ci mettiamo il pop di Roll With the Punches, strizziamo l’occhio al passato con Roll Tide e ci aggiungiamo un po’ di funky con Less Than Five Miles Away». Le riflessioni contenute nella title track ci avevano fatto pensare a un biblico “polvere sei e polvere ritornerai”, ma dopo aver ascoltato l’album per intero abbiamo capito come interpretare il titolo di quest’album. We’re All Gonna Die non è altro che la nuova versione di quell’odiosa sigla che leggevamo ovunque fino a un paio di anni fa: YOLO.

Laura Musumarra