In una piccola città dell’Alabama ,negli anni ’30, vivono due bambini, Scout e Jem, di sei e tredici anni. Hanno perso la mamma qualche anno prima e vivono con un padre saggio e dal cuore grande, Chi non ha già capito di cosa stiamo parlando? Chi non ha letto il libro quando era piccolo? “Il buio oltre la siepe” è un romanzo che vinse il Premio Pulitzer e che divenne un film nel 1962, diretto da Robert Mulligan e prodotto da Alan Pakula. Il racconto autobiografico di Harper Lee (scomparsa novantenne qualche giorno fa) è un inno all’uguaglianza, perché, “Non riuscirai mai a capire una persona, se non cerchi di metterti nei suoi panni, se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista”. Questo insegnamento che Atticus fa ai propri figli, permetterà loro di conoscere la diversità e di amarla, cosicché Scout potrà non avere più paura di ciò che non conosce e potrà attraversare il buio che divideva la propria casa da quella dei vicini e guardare la città e le cose dalla loro veranda.
“Il buio oltre la siepe” fu il miglior film di Mulligan e l’unico libro (fino all’anno scorso) di Harper Lee, ex insegnante che fu finanziata dal proprio migliore amico d’infanzia, Truman Capote, per scrivere la storia (romanzata ma fedele) di quando erano piccoli (lui è Dill, l’amico dell’estate con la erre moscia).
Ciò che mi ha sempre commosso in questo film, oltre alla vicenda del processo e della fine ingiusta di un uomo di colore (e del coraggio di un uomo che lotta per la giustizia in una società razzista e violenta) è il rapporto dei bambini con Boo Radley (Robert Duvall nel suo primo ruolo), il matto del villaggio, dolcissimo eroe e loro angelo custode, che rimette in ordine il ciclo degli eventi facendo giustizia. La scena in cui Boo appare dietro la porta è una delle più belle di sempre, emozionante come poche altre nell’iconografia del cinema. Non c’è retorica, ma solo una grande umanità, che si muove oltre lo stigma, oltre il pregiudizio di pericolosità e punizione di un folle, che col proprio linguaggio (due bambole di sapone, un orologio rotto, un coltello), ha comunicato il proprio amore e si è fatto amare a sua volta. Come diceva un cantautore “Tu prova ad avere un mondo nel cuore, che non riesci ad esprimere con le parole”, che a volte si nasconde dietro una siepe e per ascoltarlo bisogna solo avvicinarsi piano e avere rispetto per “lo scemo che passa”.
“Il Buio Oltre la siepe” fu premiato dall’Academy per la migliore sceneggiatura non originale e Gregory Peck vinse l’oscar per il suo (il miglior ruolo della sua carriera) indimenticabile Atticus, (e come non avrebbe potuto, nella veste del miglior padre che possa esserci).
Il Demente Colombo