
“An Obelisk”, sesto lavoro in undici anni per i Titus Andronicus, prolifica band del New Jersey, potrebbe intitolarsi stereotipatamente “Punk’s Not Dead” senza far alcun danno d’immagine alle leggende dell’hardcore, gli Exploited. A voler essere precisi, in questo ultimo lavoro di hardcore ce n’è però ben poco, così come del folk nordeuropeo o dell’alternative anni Novanta dei passati album.
In “An Obelisk” c’è tanto tanto punk, soprattutto quello sacro dell’annus mirabilis 1977, soprattutto quello statunitense, e un poco di altre influenze comunque a questo riconducibili. Il frontman Patrick Stickles abbandona quindi le parvenze da giovane Shane McGowan a favore di quelle del mai troppo rimpianto eroe newyorkese Johnny Thunders, vero e proprio nume tutelare delle dieci canzoni in scaletta, mentre i suoi compari fanno gemere sguaiatamente i classicissimi chitarra, basso e batteria.
L’inizio mette subito ben in chiaro le cose: Just Like Ringing a Bell prende a piene mani da band quali Stiff Little Fingers e Buzzcocks mentre Troubleman Unlimited ripesca il rock sporco e cattivo di Dead Boys e New York Dolls. (I Blame) Society, il singolo di lancio, è una bomba punk rock lanciata a mille, My Body and Me un bluesaccio marcio. È poi il turno della simpaticissima Hey Ma, tributo (voluto?) alla mitica soundtrack dei Ghostbusters con tanto di finale scottish che manco i Saor Patrol.
Beneath the Boot è forse il pezzo più tirato della tracklist, On the Street ricorda gli inni per l’appunto stradaioli degli Anti-Nowhere League, Within the Gravitron è decisamente più rock’n’roll, The Lion Inside gode di un ritornello sguaiato che manco il miglior Johnny Rotten. Giunti al finale, il quartetto rilegge a modo suo l’immortale Baba O’Riley degli Who, con un piglio decisamente più punk come a voler dire che tutto nacque lì: il brano, fra l’omaggio e il plagio, si intitola Tumult Around the World ed è ciò che noi auguriamo ai Titus Andronicus di poter continuare a fare ancora per anni e anni.
Andrea Manenti
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Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
