Ethan Bishop è un tenente al suo primo incarico che prende servizio al Distretto 13, nel quartiere di Anderson a Los angeles. Le zone periferiche della città brulicano di criminali, sbandati e gang di strada. Anderson non è un’eccezione e il Distretto 13 si trova in una posizione defilata che lo rende poco efficace, motivo per cui dev’essere smantellato e ricollocato. Il compito del tenente Bishop è proprio quello di controllare che tutto fili liscio nelle ultime ore che separano il Distretto dalla chiusura. Nel frattempo, un cellulare della polizia diretto al carcere di Sonora, sta trasportando il carismatico pluriomicida -condannato a morte- Napoleone Wilson insieme ai detenuti Caudell e Wells. Caudell si sente male e Starker, il poliziotto incaricato di sorvegliare i prigionieri, deve far fermare il bus per richiedere assistenza medica. La sosta avviene al comando di polizia più vicino, che si da il caso essere proprio quello del Distretto 13. Poco dopo il loro arrivo, varca la soglia del Distretto anche un uomo terrorizzato e in stato confusionale che, come sarà presto chiaro a tutti, è inseguito da degli individui malintenzionati, armati e fortemente motivati a raggiungerlo. La corrente e la linea telefonica se ne vanno e con loro la speranza di poter chiamare aiuto: comincia l’assedio al Distretto 13, un incubo senza via d’uscita in cui difendersi significa solo prendere tempo e sperare che i rinforzi, prima o poi, arrivino.
Precinct 13 (in Italia Distretto 13 – le brigate della morte), film del 1976, è la seconda opera di John Carpenter. Scritto in otto giorni e girato in venti, è indiscutibilmente uno dei più noti e influenti film di genere della storia del cinema. Concepito come un western e divenuto poi un violento thriller metropolitano per motivi di budget, non manca di onorare con richiami e omaggi la sua maggiore fonte di ispirazione, Rio Bravo (Un dollaro d’onore) di Howard Hawks. Ma, mentre nel film di Hawks anche i momenti di azione sono accompagnati da un’atmosfera spensierata e positiva, Assault on Precinct 13 trasmette costantemente angoscia e oppressione. Queste sensazioni vengono amplificate dall’orologio che, elemento ricorrente nei film di Carpenter, appare sullo schermo a scandire il tempo della narrazione. L’impressione è però che, con il calare delle tenebre, il tempo si fermi congelando tutto e tutti nel buio di una notte senza fine.
Un’altra influenza evidente è quella esercitata dal film Night of the living dead (La notte dei morti viventi di George A. Romero, dal quale viene mutuata l’immagine dei “cattivi”, la scelta di rappresentare la minaccia e il male come un’orda acefala di nemici senza volto.
Nel film la tensione è costante, sempre accompagnata dal sintetizzatore di Carpenter che arriva dove le sole immagini non possono. Il tema musicale è al contempo elemento imprescindibile della pellicola e traccia dall’immane potenza evocativa, di per sé capace di creare immagini e stati d’animo.

P.S. Jean-Francois Richet, nel 2005, ne ha girato un remake molto brutto con Ethan Hawke e Lawrence Fishburne, se potete, non guardatelo.

Felice Lamantino