Il celebre Spazio 211, noto club torinese che nel corso degli anni ha ospitato una miriade di band e artisti di fama nazionale e internazionale sia al chiuso che all’aperto nelle zone di via Cigna 211, ha annunciato la sospensione delle sue attività per un periodo indeterminato. La decisione è stata comunicata dai gestori del locale tramite una nota ufficiale, in cui hanno espresso profonda delusione per la situazione che li ha costretti a prendere questa difficile decisione.
La nota fa riferimento all’ennesima effrazione subita dalla struttura di via Cigna 211, sottolineando che l’Associazione Spazi Musicali ETS non può più tollerare i danni materiali e morali sempre più consistenti che hanno dovuto affrontare nel tempo. Nonostante abbiano segnalato ripetutamente le problematiche alle autorità competenti negli anni, la situazione non solo non è stata risolta, ma si è addirittura aggravata, soprattutto negli ultimi tempi.
La nota prosegue denunciando la situazione come insostenibile sia dal punto di vista umano che economico, e mette in luce il pericolo costante che si è creato per gli associati e per il pubblico. I gestori del club non intendono più vivere in uno stato di allerta costante a causa delle gravi problematiche di ordine pubblico che affliggono da troppo tempo l’area circostante.
Purtroppo, dopo più di trent’anni di attività, il club si vede costretto a chiudere temporaneamente i battenti fino a quando le istituzioni non prenderanno misure concrete e risolute per affrontare la situazione. La nota conclude con la promessa di comunicare nei prossimi giorni tutte le attività annullate o rinviare a date da destinarsi. Gli operatori del club esprimono il loro rammarico per questa decisione, sottolineando che si tratta di una sconfitta non solo per loro, ma anche per la cultura e per la stessa città, che perde un punto di riferimento importante.
Inoltre, fanno un sarcastico riferimento alla presunta “Primavera” (l’ipotesi di un’edizione italiana del Primavera Sound a Torino) che sembra ancora lontana e sembra che nessuno si preoccupi dell’arrivo dell’inverno.

memorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine il mondo, almeno per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica di Pavia e il Babylonia di Ponderano.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
