no age

In un anno in cui i concerti live sono rarissimi e quasi impossibili da organizzare, hanno esordito svariate band con un’attitudine tale che la voglia di sentirle dal vivo in un localino, ricoperti da ettolitri di sudore, è ormai salita alle stelle. Non bastavano Disq, Porridge Radio e Cable Ties: facendosi largo a spallate, si è aggiunto anche il duo losangelino No Age.

In verità la band è già all’opera da anni, e più precisamente dal 2007, quando pubblicò l’esordio “Weirdo Rippers”. Questo “Goons Be Gone”, però, potrebbe essere il disco che porterà la coppia formata dal cantante e batterista Dean Allen Spunt e dal chitarrista Randy Randall al successo che merita. Una voce fra Iggy Pop e Steve Bators, una metrica lirica debitrice di Thurston Moore, tanto amore per il punk classico del ‘77 e briciole di sperimentazioni rumoristiche: questo il contenuto sparso fra le undici tracce di questa ultima fatica dei No Age.

L’inizio affidato a Sandalwood svela subito le carte con il suo intrecciarsi fra punk’n’roll di matrice seventies e una forma canzone che rimanda alla Gioventù Sonica di fine ‘80 / inizio ‘90. Sulla stessa falsariga sono War Dance, Turned to String e la conclusiva Agitating Moss. Maggiormente epica, fra gli Who e il noise, Head Sport Full Face. Il fantasma dei Velvet Underground è presente in Smoothie, A Sigh Clicks e Puzzled, più estreme ancora Working Stiff Takes a Break e Toes in the Water, quasi Residents nelle sperimentazioni. È sempre un piacere ripeterlo: Punk’s Not Dead (o per lo meno la Punk Attitude).

Andrea Manenti