
Attenzione: un ascolto non basta. Fra il secondo e il terzo vi chiederete cosa c’entrino i Joyce Manor con Epitaph, nel frattempo noterete influenze di Smiths, Weezer ed Against Me! Al quarto ascolto ne vorrete sempre di più. Dal quinto in poi vi ritroverete novelli adolescenti e continuerete a cantare queste nove canzoni sotto la doccia, in macchina, mentre correte e persino nella vostra mente durante le ore lavorative.
Le fondamenta di “I Used to Go to This Bar” sono stabili e costruite in quindici anni di carriera in cui spesso i nostri hanno flirtato con punk ed emo (quello a cavallo fra i due millenni): I Know Where Mark Chen Lives, Falling Into It, Grey Guitar e la title track ne sono chiari esempi.
Il piano terra guarda all’universo alternative mainstream con brani come Well, Whatever It Was e i suoi coretti surf, After All You Put Me Through e il suo amore per l’indie britannico, il western rock di The Opossum e Well, Don’t It Seem Like You’ve Been Here Before e quella sua armonica folk che in ambito punk statunitense non si sentiva dai tempi di “Warning” dei Green Day.
In cima, a guardare tutti dall’alto, quel piccolo grande miracolo che è All My Friends Are So Depressed, la canzone che in un universo parallelo scriverebbero Morrissey e Johnny Marr per la reunion più desiderata di sempre.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
