La reclusione forzata, per fortuna, non è così avara di nuove uscite discografiche. Tra queste, il ritorno dei Mystery Jets di Blaine Harrison con “A Billion Heartbeats”. Un album, il sesto della band inglese, dalla gestazione travagliata, che fa della denuncia di diverse criticità politiche e sociali dei giorni nostri il proprio filo conduttore.

Il tutto accompagnato, once again, da ritornelli melodici spesso ascendenti, che strizzano l’occhio al power-pop più che al rock, dalla costante ricerca di buone gradazioni di anthemico e riffoni di chitarra che non lesinano su stili ritmici consolidati e sui 4/4 d’ordinanza.

Certo, non manca una buona intensità anche quando i giri calano e l’aria si fa più cristallina, caratteristica che ha storicamente contraddistinto i lavori di Harrison e soci: va comunque sottolineato come l’unico pezzo di (auspicabile) futura memoria sia quel Petty Done già diffuso in precedenza, che ha nell’innesco vibrante ed arioso delle strofe il proprio punto di forza, ma che anch’esso si perde in un ritornello languido, ai limiti della lagna.

E purtroppo questo “A Billion Heartbeats” finisce per avere, conti alla mano, più fillers che killers, per quanto i primi non siano comunque da considerarsi propriamente robaccia: il disco si configura quindi a propria volta come un’occasione per gran parte persa. Ed è un peccato.

Anban

 

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