I Malkovic, band alternative rock formatasi a Milano nel 2014, decidono di farsi conoscere al pubblico con un EP autoprodotto dal titolo omonimo. Quattordici minuti di piacevole rock nostrano che ricorda un po’ i Verdena, i Fine Before You Came e a tratti i Gazebo Penguins: quattro brani suonati in maniera potente e diretta e voci perfettamente in sintonia tra loro. Pezzi dalla scrittura non troppo articolata e fluida che raccontano di illusioni, amore, rabbia, paura, speranze.
Il pezzo iniziale, Carlo, canta dell’incessante ricerca di momenti di stabilità e di lucidità. E come è possibile non ritrovarsi in queste parole? D’altronde si è sempre alla ricerca di quel “qualcosa che non muore”. Il tutto è enfatizzato da dirompenti sonorità rock che subito fanno capire di che pasta siano fatto i ragazzi. In Ufo, in cui si percepisce una rabbia più intensa, la chitarra elettrica e la batteria sono protagoniste indiscusse. Ma è con Tre, un pezzo meno urlato, più sentimentale e (apparentemente) più calmo, che la band mi conquista completamente. Probabilmente è anche quello che nasconde la maggiore oscurità tra tutti i pezzi. Nucleare chiude l’EP e mi lascia con la curiosità di ascoltarli ancora. I Malkovic hanno sganciato la loro bomba!
Mariangela Santella

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.