185154I Loch Lomond dall’Oregon hanno deciso di navigare fino al più grande lago scozzese, che dà il nome al gruppo, per catturare suoni dondolanti, rilassanti e dopanti.
Melodici e quasi lounge, ricordano i Rem delle origini per la ricerca e gli effetti sonori, ma aggiungendo una sfumatura folk inedita.
Nell’ultimo lavoro, Pens From Spain, registrato in un’unica sessione di un pomeriggio autunnale, si riflette esattamente quel clima da pioggia settembrina: è tempo di sedersi sul divano e chiudere gli occhi per acoltare i leggeri ticchettii del temporale. Allo stesso modo, la band lentamente ci guida nel suo panorama soffuso. Suonano favole sonore, tra le delicate gocce cristalline di rugiada di A String e la dolcezza incantatoria di una chitarra acustica e di Shy Dillon. 13 piccoli teatrini delle marionette si susseguono docili, ipnotizzando l’orecchio e la mente come fossimo bambini dagli occhi sgranati e incollati alla scena, creando un clima semplicemente trasognato. Uno spicchio di paradiso in cuffia ben sottolineato dagli effetti otturati dell’onnipresente synth o dai coretti in falsetto gregoriano, che riportano all’idea di rarefazione anche in una più energetica e percussiva Listen, Lisbon o nei decisi tocchi di archi in Pens From Spain. Si sviluppa così una sorta di cantautorato corale, un’orchestra da camera indie- pop, un progetto compositivo che dalle origini solitarie del 2003 di Ritchie Young si è evoluto in un collettivo musicale dalle numerose collaborazioni, tra le quali la più influente sembra essere quella dei concittadini di Portland The Decemberists.
“Mani come feltro dorato” accarezzano le loro corde e le nostre ansie. E “oltre il mio ponte dimmi ciao”, canta Young, perché una volta superate le angosciose barriere mentali quotidiane e trovata una strada soffice e serena, non è detto che torneremo indietro.

Giulia Zanichelli

riuscire a fare un video figo con un barattolo di latte, un vaso di mirtilli e tre anziani