I Bombay Bicycle club saranno finalmente a Milano Gioedì 16 Novembre in quel dell’Alcatraz per l’unica data Italiana del loro tour mondiale, protagonisti sul palco di Milano.
Nel 2009, poco più che adolescenti i Bombay Bicycle Club hanno pubblicato il loro album di debutto,
“I Had The Blues But I Shook Them Loose”. Un disco viscerale, pieno di angoscia adolescenziale e di abbandono giovanile. Canzoni che hanno parlato a migliaia di persone e una dichiarazione a cuore aperto delle intenzioni di questa giovane band.
Seguì “Flaws” del 2010 e un totale cambio di passo e di prospettiva.
Un disco dalla lunga inspirazione, con un’attitudine rilassata. Le chitarre acustiche hanno sostituito tutto il frenetismo e le distorsioni del loro debutto. Il disco entra nella top 10 britannica e tutti coloro che li consideravano un gruppo di giovani rumorosi ed implacabili hanno avuto modo di ricredersi. Quell’anno, il prestigioso Ivor Novello Awards nomina “Flaws” come miglior album. Nel 2011, ormai pienamente in forma, la band ha virato ancora una volta a sinistra per realizzare
“A Different Kind Of Fix”. Si tratta di un disco che, almeno dal punto di vista sonoro, fa due grandi passi avanti. Una collezione fantasiosa, ma non per questo meno contagiosa, di strane canzoni pop che hanno dato vita a brani come “Shuffle” e “How Can You Swallow So Much Sleep” e che hanno dipinto i Bombay Bicycle Club
con vivaci schizzi di colore. Passarono tre anni prima che la band riapparisse con “So Long, See You Tomorrow” nel 2014. Un vero e proprio “Greatest Hits”, con brani come “Carry Me”, “Luna”, “Feel” che offrono una consistenza e ritmi sinistri che fanno pensare a una band nel fiore degli anni e al massimo dell’inventiva.
Dopo una pausa di cinque anni nel 2019, i Bombay Bicycle Club si sono ripresentati con l’incessante tormentone “Eat”, “Sleep”, “Wake” (Nothing But You). L’album “Everything Else Has Gone Wrong” del 2020 li vede al lavoro insieme
al produttore statunitense John Congleton. Tornati in studio a Londra, i Bombay Bicycle Club hanno realizzato con amore il sesto album, “My Big Day”. Si tratta di un lavoro potente ed esteso, ricco anche di un’incontenibile dose di gioia. Con My Big Day, aprono le porte alle collaborazioni, invitando in studio artisti del calibro di Damon Albarn, Jay Som, Nilüfer Yanya e Holly Humberstone. Mentre gli ospiti si sono avvicendati, per questo disco la band ha deciso di occuparsi non solo della parte compositiva, Jack si è occupato della produzione (tranne che per “Heaven”, prodotta insieme a
Paul Epworth, e “Turn The World On” con Ben Allen – con il quale avevano già
precedentemente lavorato a “Shuffle”).

Smemorato sognatore incallito in continua ricerca di musica bella da colarmi nelle orecchie. Frequento questo postaccio dal 1998…
I miei 3 locali preferiti:
Bloom (Mezzago), Santeria Social Club(Milano), Circolo Gagarin (Busto Arsizio)
Il primo disco che ho comprato:
Musicasetta di “Appetite for Distruction” dei Guns & Roses
Il primo disco che avrei voluto comprare:
“Blissard” dei Motorpsycho
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Parafrasando John Fante, spesso mi sento sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell’uomo, del terribile significato della sua presenza. Ma poi metto in cuffia un disco bello e intuisco il coraggio dell’umanità e, perchè no, mi sento anche quasi contento di farne parte.