
Ogni tanto gli States, almeno musicalmente, sanno ancora meravigliare. Poco noto al di fuori dei confini americani, Langhorn Slim, cantautore classe 1980, potrebbe essere per molti la scoperta dell’anno in ambito alternative folk.
Fra atmosfere oniriche (presenti sin dalla copertina) e sonorità legate alla tradizione, questo “The Dreamin’ Kind”, undicesimo lavoro in carriera, regala infatti dodici brani che faranno innamorare molti appassionati del sound più viscerale a stelle e strisce.
All’interno dell’opera, l’instant classic Rock N Roll apre le danze, a volte più riflessive e country (la bellissima Dream Come True, la nostalgica Stealin’ Time per acustica e violino, il riff alla Micah P. Hinson di Lord, il folk classico di Dance On Thru), a volte più grezze e rock (il garage sixties Loyalty, che sembra uscire da un vecchio disco dei Sonics, le springsteeniane On Fire e Possessive, la marcetta western Rickety Ol’ Bridge, il punk glam alla New York Dolls di Strange Companion, una Haunted Man figlia del Neil Young elettrico e, per finire, il motore rock della conclusiva Engine 99).
Un album vicino alla perfezione, che nonostante la scarsa fama di Langhorn Slim nelle nostre lande, speriamo ardentemente di sentire dal vivo al più presto anche qui in Italia.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
