Uno dei film in corsa per gli ormai imminenti Oscar è “La grande scommessa”.

Un buon film, con attori bellocci e filo-americano. Sotto un aspetto dinamico e accattivante, si sviluppa un film interessante, soprattutto se si capisce qualcosa di finanza. Manca però qualcosa, che viene compensato con un ritmo rapido, da buona commedia mischiata a videoclip, cercando di alleggerire un tema che descrive ciò che per molti americani si è tradotto in una catastrofe economica ed esistenziale. Il linguaggio è quello incomprensibile e famelico di Wall Street, un po’ confondente, che viene tradotto in stacchetti esplicativi dove alcuni personaggi famosi (come il mitico chef Anthony Bourdain), riassumono e banalizzano concetti a fondo incomprensibili per non addetti ai lavori come me. Trovata efficace, in un film che ammicca allo spettatore, con attori bellocci e schizzati (soprattutto Christian Bale, bravo).

“La grande scommessa” si arresta alla superficie, affidando alla tecnica, come fosse una maschera che non svela il vero volto dei fatti, l’incomprensibilità del fallimento della Lehman Brothers, in una visione manichea dove i malvagi sono le banche e i buoni tutti gli altri, persino un gruppo di spietati scommettitori. Stucchevole la parte di Steve Carrell, tormentato responsabile finanziario di un fondo, traumatizzato dalla morte del fratello, ed unico protagonista di cui viene approfondita la vita privata, per costruirgli addosso una coscienza e farlo diventare meno ipocrita, vanamente. Se si escludono le prove di tutti gli attori, bravi, in parte e molto convinti della parte, non si può certo celebrare il capolavoro. Una struttura che richiama i vecchi polizieschi anni ’70, figlia de “tutti gli uomini del presidente”, di cui non possiede davvero la carica di protesta. Il regista (Adam McKay, solitamente abituato ai toni da commedia, e si vede) ha scelto un registro leggero, a tratti ironico, da poliziesco-pop per raccontare una vicenda complessa, mostrandosi schifato per il disastro causato da speculatori sconsiderati, senza tuttavia approfondire o indagare tutti gli aspetti e le colpe. Per di più gli scommettitori sono descritti a tratti come geni o vendicatori e non dovrebbe essere così, anche perché l’argomento e chi è stato vittima della bolla dei subprime sicuramente avrebbero meritato qualcosa di più.

Il Demente Colombo

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