
“The Power Of Negative Thinking” è uno split per chi brama elettronica heavy con la puzza sotto il naso, perché le canzoni qui presenti si allargano al dark, ebm e all’industrial, all’avanguardia e addirittura a Carmelo Bene.
Partiamo da La Furnasetta, di cui vi avevamo già parlato in più di un’occasione (ecco il link). Qui il combo di Casale Monferrato (Alessandria) trova la sua sintesi hegeliana: partito come progetto dal suono proletario e neanderthaliano, si è fatta largo nella scena fino a concepire un progressive industrial elettronico strabordante. Date voi all’aggettivo la connotazione positiva o negativa che preferite.
In quest’ultima raccolta il suono resta quello della fabbrica metalmeccanica, ma trasfigurato in geometrie sempre più curvilinee. L’effetto finale è quello di canzoni quasi d’autore. Resta il gusto per il recitato, per le percussioni tribali, minimali o dance. Menzione meritata per Interferenze, un babà goloso e umido che sviluppa semplici giri post punk creando una suite liofilizzata che trascende sia i Genesis sia gli Slint: dici poco… Altrove vengono in mente o i Depeche Mode (La memoria del cuore) o il pop Anni ’60 (Comizi d’amore).
ScoliosisNoisesDept, invece, potrebbe essere uno spin-off de La Furnasetta in una dimensione parallela: stesso sound, ma con sviluppo degli arrangiamenti più semplice e meno teatrale. Potremmo indagare se si tratta delle stesse persone sotto moniker diverso? Ma se accettiamo che il più grande poeta dell’occidente, Omero, sia un’entità della cui esistenza come individuo, o addirittura come individui, non siamo ancora certi, possiamo tranquillamente risparmiarci la fatica di verificare questa ipotesi.
I brani spaziano qui dalla minimal metal machine music all’ebm bondage. Il buio di Elettra è musica da ascensore o ascensione per l’inferno, Lenin gaga inchallah una techno remixata da un maestro sufi rinnegato.
Entrambi scontrosi, ma eleganti. Diavoli vestiti Prada, ma solo in abiti neri.
Alessandro Scotti

Mi racconto in una frase: vengo dal Piemonte del Sud
Il primo disco che ho comprato: “New Picnic Time” dei Pere Ubu è il primo disco che ho comprato e che mi ha segnato. Non è il primo in assoluto ma facciamo finta di sì.
Il primo disco che avrei voluto comprare: qualcosa dei Pink Floyd, non ricordo cosa però.
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: la foto della famiglia di mia madre è in un museo, mia madre è quella in fasce.
