Con Lucky Number i Kula Shaker tornano a colpire con una naturalezza disarmante, come se il tempo per loro si fosse piegato invece di scorrere. Il brano apre Wormslayer, il nuovo disco in uscita il 30 gennaio, e chiarisce subito le intenzioni della band: niente revival malinconici, niente autocitazioni pigre. Qui si gioca sul terreno della potenza, dell’identità e di un suono che resta immediatamente riconoscibile ma tutt’altro che stanco.

Lucky Number è un’apertura che mette i paletti. Un groove solido, quasi marziale, sorregge riff di chitarra pesanti e psichedelici al punto giusto, mentre l’Hammond di Jay Darlington aggiunge colore senza mai scivolare nel manierismo. È rock psichedelico che cammina a passo deciso, con un’attitudine glam appena accennata e una produzione che lascia respirare i muscoli del brano. Tutto suona compatto, sicuro, inevitabile.

Il vero collante resta Crispian Mills, che canta con la tranquillità di chi sa perfettamente dove sta andando. I suoi testi continuano a muoversi tra simboli, coincidenze e piccoli cortocircuiti della realtà quotidiana, ma senza diventare criptici per il gusto di esserlo. Lucky Number gioca con l’ossessione per i numeri, i segni ricorrenti, le strane simmetrie che ci seguono anche quando fingiamo di non vederle. Non è misticismo da bancarella new age: è curiosità, è attenzione, è il piacere di leggere il mondo come se fosse pieno di messaggi in codice.

Musicalmente il pezzo funziona perché non perde tempo. Non cerca climax forzati né svolte artificiose: procede dritto, sicuro, con quella sicurezza che solo una band rodata può permettersi. È il suono di chi ha suonato molto dal vivo e sa esattamente cosa serve per tenere una platea in pugno. Non a caso Lucky Number ha fatto centro fin dalla prima esecuzione radiofonica e trova la sua dimensione ideale sul palco.

Il video, costruito con immagini tratte dagli Inner Circle Shows nel Regno Unito, rafforza il messaggio: i Kula Shaker sono ancora una band che vive di concerti, di sudore, di contatto diretto. Dalle date più raccolte fino alla celebrazione al Cavern Club di Liverpool, tutto parla di un gruppo che non ha perso il gusto di stare sotto i riflettori senza esserne schiacciato.

Nel contesto di Wormslayer, Lucky Number si affianca con coerenza ai singoli già pubblicati – Be Merciful, Good Money, Broke As Folk e Charge Of The Light Brigade – componendo un quadro chiaro: questo disco non è un’operazione nostalgia, ma un nuovo capitolo scritto con mano ferma. I Kula Shaker non reinventano il loro suono, ma lo affinano, lo rendono più diretto, più essenziale.

Lucky Number è una dichiarazione di presenza. Niente fronzoli, niente pose. Solo una band che sa ancora come si scrive un gran pezzo rock e non sente il bisogno di chiedere permesso a nessuno. Se Wormslayer parte da qui, il 2026 potrebbe davvero essere uno degli anni più forti della loro storia. E questa volta, senza bisogno di leggere le stelle.