
Per intenderci, ascoltare Iglooghost è come nuotare in un sistema di codici multimediali ingoiando pasticche di vari colori. Il giovanissimo produttore di musica elettronica inglese crea trame fittissime di suoni che, nonostante la complessità vertiginosa delle frequenze, generano un flusso unico di percezioni sensoriali e trance emotiva: “Clear Tamei” e “Steel Mogu”, i suoi ultimi due Ep, collegati tra di loro ma usciti separatamente, sono costituiti da più tracce che formano un solo getto di assoluta follia psichedelica, un collage iperspeed di sintetizzatori sintetici.
L’influenza maggiore si incarna nella trance, quella violenta della drum machine 808, che stranamente si canalizza all’interno di quartetti di archi sontuosi e strumenti classici malinconici e immaginari. I lavori di Gloo sono caratterizzati, inoltre, da una storia che li contraddistigue. Entrambi gli Ep sono ambientati a Mamu (3000 anni dopo gli eventi che hanno segnato il suo disco precedente “Neo Wax Bloom”), e ci viene presentato un giovane ed aspirante Dio chiamato Tamei: anche se dotato di forti poteri, l’eroe rinuncia alla carica di diventare il “Grid God” e si ritrova a combattere con una flotta di esseri misteriosi e rotondi, in uno scontro ultra- temporale. Insomma, Iglooghost è per cuori forti e menti allenate.
Pietro Gregori

