alr-0039La American Laundromat Records, etichetta di New York, pesca a piene mani nel proprio roster e confeziona un nuovo tribute album, questa volta dedicato alla problematica e controversa figura di Elliott Smith, cantautore scomparso nel 2003 a soli 34 anni. “Say Yes!” è una pietra dalle mille sfaccettature: ogni traccia proietta un singolare gioco di luci che rispecchia la multiforme personalità di Smith, cristallizzata in quell’ “Aut Aut” (o Either /Or) che ha spezzato in due la sua esistenza, sempre in bilico tra il fedele attaccamento ai valori morali e il piacere edonistico, tra l’amor proprio e l’altruismo, tra l’istinto di sopravvivenza e l’autodistruzione.

I musicisti chiamati a interpretare i suoi pezzi fanno parte di un mondo non troppo lontano da quello di Elliott. Sono artisti indipendenti. C’è chi come lui ha abbandonato la band per dedicarsi all’attività da solista. Ci sono cantautori, vecchi amici della scena alternativa americana di fine anni ’80 e  giovani promesse che, quando nel 2003 Elliott è stato ritrovato morto, erano ancora dei bambini. Ognuno di loro ha accolto l’eredità di Smith e l’ha filtrata attraverso la propria percezione. E forse i brani che lasciano più soddisfatti e appagati sono quelli in cui ci si rende conto che questo processo è stato svolto fedelmente. E’ il caso di “Angeles”, reinterpretato da Katie Crutchfield, alias Waxahatchee. Quello che nell’originale era  un tappeto di accordi arpeggiati, diventa un ruvido riff di chitarra elettrica sul quale scivola la strascicata voce della Crutchfield. Il brano, che documenta le perplessità nutrite da Smith nei confronti della giungla di Los Angeles, dove doveva trasferirsi per un contratto con la DreamWorks, alimentano quella sensazione di repulsione nauseabonda che rimaneva sopita nell’originale.

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Sun Kil Moon

Allo stesso modo, “Condor Ave.” è  stata sapientemente gestita dalla coppia Jesu / Sun Kil Moon. Completamente rivista in chiave post-industrial, presenta una linea vocale piatta, atonale. Il testo, che Sun Kil Moon sembra leggere da un fogliettino stropicciato che gli è stato allungato all’ultimo secondo, si ricollega alla dimensione narrativa della versione di Smith, per l’unico brano in cui il cantautore si era preso la briga di raccontare una vera e propria storia. Con “Waltz #2”, invece, J Mascis prende troppo sul serio il compito interpretativo e non si limita a stravolgere il brano, ma ne crea addirittura uno completamente nuovo, che con l’originale ha in comune solamente qualche riferimento nel testo. Il risultato, dal punto di vista musicale, è buono. Le chitarre, vagamente ammiccanti al Neil Young di Dead Man e sporche della sabbia del West, danzano su un waltzer in 6/8. Il frontman dei Dinosaur Jr, però, pecca un po’ di presunzione. Forte del fatto di aver conosciuto Elliott in prima persona, sembra voler sfoggiare una certa supponenza.

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Lou Barlow

Nella stessa trappola non cade Lou Barlow, altro amico di Smith e compagno di band di J Mascis nei Dinosaur Jr. Con “Division Day” , il guru del lo-fi si limita a replicare  il pezzo in chiave acustica, riarrangiandolo per l’ukulele. Privato delle luci della città, il brano rimane avvolto in una nuvola bucolica e acquisisce una nota intimistica: “Al mio amico scomparso. Con affetto, Lou”. Carica di emotività è anche la versione di “Pictures of Me” eseguita da Amanda Palmer. L’estrosa cantante del duo Dresden Dolls si accompagna al piano e trasferisce ogni sua singola emozione sulla punta delle dita, aggredendo i tasti con incredibile vigorosità. Difficile rimanere indifferenti. Oltre a queste eccezioni degne di nota, passando da “Between The Bars” di Tanya Donnelly fino ad “Easy Way Out” degli Wild Sun, ci si imbatte per lo più in trasposizioni canoniche. Niente di straordinario, seppur in certi casi si riesca comunque a percepire gli stilemi dell’artista che esegue. Un tributo fedele, con spunti originali. In definitiva, mi unisco al coro e dico: “ Say Yes!”. Acconsento.

ENGLISH VERSION

New York based American Laundromat Records draws fully from its roster to make a new tribute album, this time dedicated to Elliott Smith, the problematic and controversial  songwriter who died in 2003 at the age of 34. “Say Yes!” is a precious stone with a thousand facets: every track casts a unique play of lights that mirrors Smith’s manifold personality, crystallized in the “Either/Or” concept  that tore apart his life, always hanging in the balance between a faithful bond to moral principles and the hedonistic pleasure, between self-regard and selflessness, between survival instinct and self-destruction.

The musicians that have been picked to play Elliott’s songs in  this compilation belong to a world not too far from the one he lived in. They all are independent artists. There’s who left the band to focus on his solo career. There are songwriters, old friends from the 80’s alternative rock scene and up-and-comers who were still babies when Elliott was found dead in 2003. Each one of them embraced Smith’s legacy in order to filter  it through its own perception. And maybe we feel fully satisfied when we understand this job was faithfully accomplished. That’s the case of “Angeles”, covered by Katie Crutchfield, aka Waxahatchee. That which was a guitar arpeggios arrangement, is now  a coarse electric riff on which glides Crutchfield’s voice. The song, that deals with Smith’s bafflements at Los Angeles’ jungle, where he had to move after signing with Dreamworks, stokes that sickening repulsion that was lying dormant in the original version.

At the same way, “Condor Ave.” is skillfully managed by Jesu/Sun Kil Moon. Entirely revisited in a post-industrial key, it features flat atonal vocals. Sun Kil Moon seems to read the lyrics from a crumpled piece of paper, handed over to him at the last second . This particular way of singing fits in with the Smith’s version’s narrative trend: “Condor Ave.” is the only  song in which Elliott actually tells a story. Whereas, J Mascis, with his “Waltz #2” version, takes the interpretive task way too seriously and does not only turn the song upside-down, but he actually creates a brand new track, that shares just a few lyrics with the original one. Speaking just about music, we could say he did a pretty damn good job. Mascis’ guitar winks to Neil Young in his” Dead Man” period, and, covered in the West sand, dances on a 6/8 waltz. But Dinosaur Jr.’s frontman proves  to be conceited.  He knew Elliott in person and he seems to flaunt a little bit of hubris.

Lou Barlow, another friend of Smith and founding member of Dinosaur Jr, doesn’t make the same mistake. The lo-fi guru, covering “Division Day”, just plays the song with his ukulele. The track, deprived of the city lights, just lingers in a bucolic cloud and acquires an intimate mark: “To my late friend. With love, Lou”. Even “Pictures of Me”, performed by Amanda Palmer, is emotionally charged. The whimsical singer from “Dresden Dolls” plays the piano and hands every single emotion she feels over her finger tips, aggressively attacking the keys. It’s hard to let it pass. Besides these noteworthy examples, from Tanya Donnelly’s “Between The Bars” to Wild Sun’s “ Easy Way Out” we mostly run across  canonical transpositions. Nothing out of the ordinary, even if in some cases we are able to sense the stylistic hallmarks of the covering musician. A faithful tribute, with some original ideas. Ultimately, I add my voice to those who “Say Yes!”.

Alessandro Franchi