Milano, 8 settembre 2019

 

Ore 20.35, entro nella sala concerti della Santeria Toscana. Sul palco trovo in splendida forma Shooter Jennings, figlio dei leggendari cantanti country Waylon Jennings e Jessi Colter. Il pubblico partecipa e si lascia coinvolgere, ma con un solo obiettivo: Mr. Duff McKagan live on stage.

Sono circa le 21.15 quando finalmente inizia quello che, più che il concerto di una rock star che ha suonato per milioni di fan in tutto il mondo, sembra essere una festa per celebrare 40 anni di amicizia tra l’artista e il suo pubblico.

“Tenderness”, l’ultimo lavoro solista del bassista dei Guns’n’Roses, è un album gentile e dalle influenze country, splendidamente arrangiato dallo stesso Shooter Jennings, a tal punto che per qualche istante ho davvero pensato di essere tornato a Nashville.

Questa sera è andata in scena la rappresentazione del bisogno sfrenato di un artista di raccontarsi, anche a costo di mettere a nudo le proprie fragilità (toccante il momento in cui Duff si commuove introducendo Feel, brano dedicato ai suoi amici Scott Weiland, Chris Cornell e Layne Staley, rispettivamente di Stone Temple Pilots, Soundgarden e Alice in Chains).

Tra un brano e l’altro Duff si racconta, cita aneddoti e scherza con il pubblico; racconta il suo arrivo a LA dove incontra “some fellas” e forma una “piccola” band con cui ha girato il mondo (i Guns N’ Roses), ma non dimentica le sue origini, ovvero Seattle e l’amore per il punk rock più ruvido. Ci parla degli affetti di cui prendersi cura, dell’amore e anche della bellezza del distaccarsi dai social; sono i consigli di un fratello maggiore che ha vissuto a 1000 la sua vita e che cerca di farti fermare a riflettere un secondo sulla vera importanza e il senso della vita.

L’energia che si respira è pazzesca, Duff annuncia una sorpresa per Milano, «un brano provato con questa band solo tre volte»: So Fine, ed è il delirio generale. Il pubblico è zeppo di fans dei Guns e la scelta di brani come U Aint’ the First (da “Use Your Illusion II”), Dust n’ Bones (“Use Your Illusion I”), You Can’t Put Your Arms Around a Memory (la cover di Johnny Thunder inserita in “The Spaghetti Incident?”) e un accenno di Patience (“G N’ R Lies”) soddisfa le attese.

Tra i brani proposti spiccano anche River of Deceit dei Mad Season (supergruppo composto da Layne Staley, Mike McCready dei Pearl Jam, John Baker Saunders dei The Walkabouts e Barrett Martin degli Screaming Trees). La scaletta prevede anche molti brani tratti da “Tenderness”, come la title track, Breaking Rocks, Chip Away, Cold Outside, Parkland, Last September, It’s Not Too Late, Falling Down e, sul finale, Don’t Look Behind You. Un concerto davvero bello, impreziosito dalla dimensione del club che ha permesso a Duff di entrare in empatia col pubblico.

Giampaolo “Gipi” Montalto

 

Il video è di Pearlgilles, l’immagine di copertina è tratta da RTTNews