È stato un anno difficile, cantano i Cocoon in Get Well Soon. Ma non si direbbe, dalle sonorità angeliche, spensierate e ariose del loro ultimo album Welcome Home, terzo lavoro inciso tra Berlino, Bordeaux e Richmond. O forse è il loro modo per superarlo e guardare oltre.
Trascinati dalla voce protagonista di Marc Daumail e dalla tastierista Morgane Imbeaud, il gruppo indie folk nato a Clermont- Ferrand vuole creare per l’occasione un ambiente sonoro più soul, una stanza profumata retrò dove rientrare dopo le fatiche del quotidiano, dove svuotare la mente e riempirla di onde di suoni delicati e riverberanti. Armonie semplici arricchite da seconde voci e collaborazioni artistiche, e da qualche tocco musicale originale in grado di dare carattere al pezzo.
Ognuna delle 13 canzoni che compongono il disco (in realtà 12, una è remix del primo singolo I Can’t Wait) è affiancata da un quadro ispirato a essa dell’artista californiana Esther Pearl Watson, costruendo un affresco di un piccolo mondo antico e felice, di quelli che si creano con i temporali estivi in campagna: rinfrescante, paralizzante, rasserenante. Il disco è un porto dove attraccare nella luce soffusa della, quando tutto ciò che si vuole è una soffice monotonia.
E fai a te stesso un favore, fregatene, è ora di lasciar perdere. È il momento di dimenticare le complesse e rigide gabbie e lasciar sfumare con gioia innocente i contorni.
Giulia Zanichelli

Mi racconto in una frase
Famelica divoratrice di musica e patatine (forse più di patatine), diversamente social e affetta dalla sindrome di “ansia da perdita” (di treno, chiavi di casa, memoria
e affini).
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica
Auditorium Parco della Musica (Roma), Locomotiv Club (Bologna), Circolo Ohibò (Milano).
Il primo disco che ho comprato
“Squérez?” dei Lunapop, a 10 anni. O forse era una cassetta.
Comunque, li ho entrambi.
Il primo disco che avrei voluto comprare
“Rubber Soul” dei Beatles.
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso
Porto avanti con determinazione la lotta per la sopravvivenza della varietà linguistica legata alla pasta fresca
emiliana: NON si chiama tutto “ravioli”, fyi.
