CocoonÈ stato un anno difficile, cantano i Cocoon in Get Well Soon. Ma non si direbbe, dalle sonorità angeliche, spensierate e ariose del loro ultimo album Welcome Home, terzo lavoro inciso tra Berlino, Bordeaux e Richmond. O forse è il loro modo per superarlo e guardare oltre.
Trascinati dalla voce protagonista di Marc Daumail e dalla tastierista Morgane Imbeaud, il gruppo indie folk nato a Clermont- Ferrand vuole creare per l’occasione un ambiente sonoro più soul, una stanza profumata retrò dove rientrare dopo le fatiche del quotidiano, dove svuotare la mente e riempirla di onde di suoni delicati e riverberanti. Armonie semplici arricchite da seconde voci e collaborazioni artistiche, e da qualche tocco musicale originale in grado di dare carattere al pezzo.
Ognuna delle 13 canzoni che compongono il disco (in realtà 12, una è remix del primo singolo I Can’t Wait) è affiancata da un quadro ispirato a essa dell’artista californiana Esther Pearl Watson, costruendo un affresco di un piccolo mondo antico e felice, di quelli che si creano con i temporali estivi in campagna: rinfrescante, paralizzante, rasserenante. Il disco è un porto dove attraccare nella luce soffusa della, quando tutto ciò che si vuole è una soffice monotonia.
E fai a te stesso un favore, fregatene, è ora di lasciar perdere. È il momento di dimenticare le complesse e rigide gabbie e lasciar sfumare con gioia innocente i contorni.

Giulia Zanichelli