Play me

Settantadue anni e almeno tre vite artistiche: quella come pilastro della band noise più importante della storia, i Sonic Youth; quella come estremista del rumore artistico con i Body/Head negli anni appena successivi al divorzio dall’altro deus ex machina sonico Thurston Moore; e infine quella iniziata con “No Home Record” del 2019, proseguita con “The Collective” del 2024 e giunta oggi al terzo disco solista con “PLAY ME”.

Kim Gordon, rocker per eccellenza, musa diventata creatrice di un suono che da New York ha conquistato il mondo, appare qui in una veste completamente nuova. Grazie al compare Justin Raisen (già al lavoro con personaggi come Charlie XCX, Yves Tumor e Drake, ma anche Viagra Boys, Voidz e David Bowie), da due anni a questa parte Gordon ha iniziato l’esplorazione di un nuovo mondo sonoro che poggia le fondamenta sull’elettronica e su quella black music da cui nacque prima il rap e in anni più recenti la trap.

Sopra queste tessiture, la voce iconica della musicista declama teatralmente come sempre fatto, giungendo raramente a un canto vero e proprio, mantenendo almeno in questo uno dei suoi marchi di fabbrica riconosciuti da ormai più di quarant’anni. Il resto è invece tutto da scoprire: dall’hip hop old school con tanto di mood jazzato della title track, alla struttura ritmica presa in prestito dalla trap di No Hands, dall’electro mood atmosferico alla Nine Inch Nails di Post Empire, al dream pop sporcato di Not Today. Una rivelazione dietro l’altra. Brava e coraggiosa.

Andrea Manenti