tumblr_o4g9p8jATe1te1xcmo1_1280Bugo è tornato in città.

Dopo un periodo passato lontano dalla scena artistica nostrana, l’ultimo album pubblicato risale al 2011, e dalla vita sociale milanese, il ragazzo ha passato una “vacanza” di quattro anni in india, Cristian Bugatti è tornato.

Il primo ad aver avuto notizia del rientro del cantautore novarese è stato Sergio, che ancora non sappiamo se sia il cane o l’avvocato (forse entrambi) di Cristian, al quale vengono chiesti consigli su come comportarsi rispetto alla situazione del nostro bellissimo, ma tanto maltrattato, paese.

Situazione che, nonostante siano passati parecchi anni, parecchi allenatori del Milan e parecchi presidenti del consiglio, sembra ancora in tutto e per tutto uguale al lontano 2008. Anno in cui fu scritta la ficcante canzone di semi-denuncia “C’è crisi”.

Quello che in tutto questo tempo è cambiato è l’interiorità/l’anima/il cuore (chiamatela un po’ come volete) di Bugo. Non dico che il suo viaggio in india abbia avuto la stessa valenza del periodo mistico beatlesiano. Tanto che il piglio scanzonato e i testi diretti sono sempre i soliti che abbiamo imparato a conoscere dal 2000 in avanti. Quello che è cambiato invece è l’avvento di una maggiore serenità nel guardare la realtà. Sarà stata la lontananza dall’Italia, la lavanda dei panni nel Gange o solo l’età che avanza, ma il cambiamento avvenuto è palpabile e udibile.

‘Deserto’, ‘Me la godo’, ‘Vado ma non so’ e ‘Arrivano i nostri’ raccontano di un desiderio di rivalsa, di una voglia di lottare per cambiare le cose e della speranza di potercela fare grazie all’impegno e al coinvolgimento di tutti. Sono pezzi che rasserenano e mettono il buon umore, oltre che la voglia di fare.

Lo stile sperimentale e lo-fi degli inizi è stato abbandonato da tempo. Troviamo invece canzoni con una veste più eighties, grazie alle chitarre new-wave, le batterie elettroniche programmate e ai synth. Sono presenti talvolta accelerate rock e venature di elettronica contemporanea, perfetti esempi di questo sono le due tracce strumentali ‘Ehi! (Back to Rock)’ e ‘Nascita di un pianeta’.

‘Nei tuoi sogni’ e ‘Sei la donna’ sono due pezzi più intimi, più delicati, due note di colore pastello in un quadro dipinto a tinte più accese. Due canzoni d’amore in perfetto stile italiano reinterpretate in chiave bugattiana che riescono a dare sfumature più malinconiche ad una gioiosa atmosfera generale.

‘Tu sconosciuta’ e ‘Tempi acidi’ sono quasi due intrusi in questo disco che ha un’amalgama così perfetta al suo interno. Non tanto per le sonorità quanto per lo stile di scrittura.

La prima ricorda il Vasco assurdo, cantautorale e parlato degli inizi, quello di ‘Colpa d’Alfredo’ e ‘Va bè (Se proprio te lo devo dire)’.

La seconda invece ha raccolto gli insegnamenti sgangherati della grande scuola cantautorale milanese di Jannacci & Gaber. Provate a pensare a pezzi come ‘La strana famiglia’ e ‘Una fetta di limone’.

Forse Bugo non sarà più il rivoluzionario di una volta. I bollori della giovinezza hanno lasciato spazio ad una maggiore consapevolezza, senza però fargli perdere il desiderio di un mondo migliore.

Le sonorità sono diventate più convenzionali, i testi raccontano di situazioni più comuni che in passato e la sperimentazione non è più l’obiettivo principale.

Nonostante questo i 12 pezzi che compongo questo album sono 12 bellissime canzoni, gradevoli da ascoltare e gustose da assaporare.

Bentornato Bugo.

Lesterio Scoppi