
Lasciato per strada il gusto rock eterogeneo del precedente “The Purple Bird”, Bonnie Prince Billy torna a un folk scarno e viscerale, con un disco che è quasi il seguito di “Keeping Secrets Will Destroy You” (2023). “We Are Together Again” è il ventottesimo album della sua carriera, composto da dieci brani di umore spesso tetro.
Il lavoro si apre e si chiude con l’immagine simbolica del leone e con due ballad antitetiche: l’iniziale, e a suo modo accogliente, Why Is the Lion?, e la conclusiva e polverosa Bride of the Lion, l’unico brano ricamato dalla chitarra elettrica, che qui interviene come una scarica selvaggia. Queste due canzoni giocano con le stesse domande e lo stesso testo, ma recitato in modo completamente diverso, quasi a lasciare intendere possibili differenti risposte.
Nel mezzo si passa per il singolo americana loner che più loner non si può, They Keep Trying To Find You, per la ninna nanna spaventosa Life Is Scary Horses, l’ironia inafferabile di (Everybody’s Got a) Friend Named Joe, l’inaspettata marcetta mariachi Vietnam Sunshine e l’intero vocabolario cowboy di un artista che su questo stereotipo ha costruito la carriera, creandolo e distruggendolo a suo piacimento a ogni pubblicazione.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
