Siamo alla quinta canzone in scaletta. Parte The Chase Is Better Than the Catch nella versione sguaiatamente punk garantita dalla voce di Lee Ving dei Fear. Il riff immortale è quello, ed è un simbolo del rock duro, ma a un certo punto entra un’armonica che la trasforma in un classico blues. Ecco cosa sono i Motörhead: la più grande band hard rock (metal? rock’n’roll? chiamatelo come vi pare) di sempre, con un’attitudine punk purissima e uno status da classico innegabile.

Le band chiamate a far parte di questo tributo si limitano giustamente a suonare i brani originali a modo loro, cambiando poco o nulla. Il risultato quindi non può che essere buono. D’altronde Lars Frederiksen dei Rancid alle prese con Sex and Death è nel suo mondo, per non parlare di vecchie colonne hardcore come GBH e Anti-Nowhere League, rispettivamente con Bomber e Born To Raise Hell. Ottime le Slaughterhouse con Love Me Like a Reptile, nel ruolo che storicamente è sempre stato assunto dalle Girlschool (qui stranamente assenti). 

I meno credibili sono forse i Pennywise, che misurandosi con l’immortale Ace of Spades, anziché renderla più grezza, la puliscono un pelo di troppo. Ma la canzone è quella e farebbe la sua figura anche in versioni parecchio peggiori di questa. Il meglio arriva alla fine con il duetto fra gli stessi Motörhead e i Damned nella loro Neat Neat Neat: goduria. In giusto e perpetuo ricordo di Lemmy.

Andrea Manenti