Big Red Machine – S/T: Recensione

Justin Vernon, meglio conosciuto come Bon Iver, e Aaron Dessner dei National hanno iniziato ad annusarsi con circospezione nel 2009. Big Red Machine non è un progetto a tavolino per stupire fan e addetti ai lav...

Passenger – Runaway: Recensione

Non è passato neanche un anno da “The Boy Who Cried Wolf”, che le urgenze espressive di Passenger, al secolo Mike Rosenberg, lo hanno spinto a un nuovo disco. “Runaway”, anticipato dai singoli Hell or High Wate...

Interpol – Marauder: Recensione

L’uscita di ogni album degli Interpol porta con sé un peculiare e personale carico d’aspettative; sarà anche che è dal terzo capitolo, "Our Love to Admire" (2007), che i newyorkesi non riescono a soddisfare app...

Jim James – Uniform Distortion: Recensione

Da un po’ non incoraggiavo le mie tutto sommato scadenti Bose a caricarsi di buona volontà (quella sempre ottimisticamente gramsciana) muovendole a una corsa selvaggia, turbolenta e caotica fatta di progression...

Ari Roar – Calm Down: Recensione

“Calm Down” è l’album di debutto di Caleb Campbell, in arte Ari Roar, cantautore di origini texane il cui viaggio all’interno della musica è iniziato a Dallas, precisamente in un garage, dove ha cominciato regi...

Boy Azooga – 1, 2, Kung Fu!: Recensione

Persi tra il dream pop e il rock barocco, ma abbastanza lucidi e freddi da guardarsi anche alle spalle, al big beat, o alla psichedelia degli anni 60, i Boy Azooga si trovano costretti a fare i conti con la com...

Death Grips – Year of the Snitch: Recensione

I Death Grips sono un gruppo rivoluzionario, ma la loro rivoluzione l’hanno già fatta sei anni fa con l’esordio “The Money Store”. I Death Grips rimangono comunque dei rivoluzionari e quindi, ancora oggi, con q...