L’esordio dei bergamaschi The Post Seasons suona come un’allegra ed energica rimpatriata fra vecchi amici, tutti con un passato più o meno recente all’interno della scena. Lowinsky, Cheap Mondays, Elefanti, Panamas, Slowed… Di questo si sta parlando. Un universo sonoro che ha fatto del punk e dell’indie d’inizio millennio (con qualche traccia più dura e rumorosa tendente a stoner e metal) il proprio linguaggio. Carlo, Florian, Francesco e Andrea si sono riuniti, sembrerebbe, per prendersi un momento di sfogo dai loro progetti principali. Uno sfogo liberatorio e per questo bellissimo.

Punti di riferimento dell’operazione sono il pop punk di fine Seventies (Buzzcocks e Undertones su tutti), certo emo degli anni Novanta (Get Up Kids) e tocchi inaspettati di grunge e hard rock, soprattutto nell’uso della chitarra solista. Nove brani registrati in quasi completa presa diretta, nove piccoli inni da cantare a squarciagola nella dimensione a loro più consona: il live, meglio ancora se condito da qualche bicchiere in più del solito.

New Sensation parte come se fosse un plagio delle varie Ever Fallen In Love? o Teenage Kicks, ed è giusto così: le coordinate sono tratte. In My Sleeve ha un sentore ancora più pop senza per questo perdere in grezzume, mentre il poker Dead Inside, Wrong, Fancy Guitars e Is It All My Imagination? infila uno dietro l’altro quattro ritornelli da fare invidia a molte band più navigate e di successo.

Con Rat Race l’atmosfera si calma, almeno momentaneamente, per posconvoltogere l’ascoltatore che mai si aspetterebbe i due cazzotti finali Bury All e Not for Real. Lunga vita alla sporcizia, lunga vita alle belle melodie, lunga vita all’amicizia.

Andrea Manenti