Recensione

a cura di Carlo Pinchetti

I Junction sono miei amici, li conosco da una decina di anni e ci ho suonato insieme parecchie volte, di conseguenza non posso e non voglio essere del tutto obiettivo. Nel contempo, come è facile immaginare, in diversi anni di attività live ho avuto la fortuna, e più raramente la sfortuna, di conoscere e sentire diverse band. E mica le recensisco tutte, anzi. Se ho deciso di parlare del loro ultimo disco, “Dive”, uscito come i precedenti due per la gloriosa etichetta veneta Dischi Soviet Studio, è perché rappresenta un raro esemplare di indie rock in via di estinzione (in Italia).

Ormai nei confini nazionali il termine “indie” ha totalmente perso la carica rivoluzionaria e anti mainstream originaria, diventando un’etichetta di comodo per band totalmente assimilate ai suoni amati dalle radio generaliste e ispirate smaccatamente a certo pop italiano anni ’80. I Junction no, proseguono dritti per la loro strada. Da ormai dieci anni guardano all’indie rock americano e ogni tanto a quello britannico (soprattutto nel primo disco, “Let Me Out”, del 2012), cantano in inglese e fanno bene, perché sono credibili, lo padroneggiano con naturalezza ed è la lingua delle band che rappresentano per loro un riferimento imprescindibile.

Non ne citerò nessuna, volutamente, ma vorrei riuscire a trasmettere il mood del disco (in uscita il prossimo 6 dicembre 2019), facendovi immaginare innanzitutto delle chitarre, tante chitarre, che fanno a gomitate e si sostengono vicendevolmente per andare ad adagiarsi su una ritmica decisa, pulsante, incalzante. Registrazione, mix e master sono stati realizzati da Edoardo Pellizzari al bellissimo Teatro delle Voci di Treviso. I suoni sono studiati a puntino, la produzione è di alto livello, il lavoro è curato senza risultare affatto patinato. La voce si sente, ha il suo spazio nel mix, respira senza aver la necessità di essere troppo “fuori”, come i canoni italiani invece richiederebbero.

I ragazzi non sono proprio di primo pelo, hanno mediamente superato da un po’ di tempo i trenta e prendono la musica seriamente, coniugandola però alle scelte di vita, alla famiglia e alle difficoltà di chi ogni giorno deve andare in ufficio, e ogni tanto dall’altra parte del mondo, per sbarcare il lunario e mettere del cibo nel piatto dei pargoli. In genere chi arriva a quell’età e opta per la famiglia e un lavoro fisso si lascia trasportare dagli eventi e molla la musica, quella fatta seriamente, magari la considera ancora uno sfogo, una licenza, alla stregua del calcetto del mercoledì sera, inventato un po’ per buttar giù la pancetta e un po’ per rimanere agganciati alla propria gioventù che scappa.

I Junction no, continuano a vivere il loro sogno e anzi si nutrono delle vicissitudini della vita adulta per creare musica, le surfano per trarre l’ispirazione necessaria a dar nutrimento alla loro poetica; per questo il risultato è un disco appassionato e immune alle scelte di maniera. Alcuni ascoltandolo potrebbero dire che non è “nulla di nuovo”, che è qualcosa di “già sentito”. Certo, può essere, ma se avete colto il senso della mia recensione (spero di essere stato efficace), allora sapete già che questa sensazione è proprio alla base della forza di questa disco.

In buona sostanza, se state cercando la sperimentazione e l’avanguardia non è il disco per voi. Se invece, come me, cercate le chitarre, le melodie, magari anche urlate, e la passione smodata per la musica, allora la manciata di euro che buttate in quei cocktail imbevibili vi consiglio di spenderla per comprarvi “Dive” e un paio di birre del supermercato. Potreste passare i migliori quaranta minuti della vostra settimana.

 

Anteprima del singolo “The Widow”

The Widow è la traccia finale dell’album e raccoglie le sonorità, le dinamiche e le dissonanze che caratterizzano l’intero disco. Il testo è un omaggio al romanzo “I figli della mezzanotte” (Midnight’s Children) di Salman Rushdie e riprende nelle strofe alcune delle vicende più significative del libro, per poi esplodere nei ritornelli con cui sopraggiunge minacciosa la figura della “Vedova”.

Qui potete ascoltarlo in anteprima:

 

Queste le prossime date per andarvi a sentire i The Junction dal vivo:

30.11.2019 – Circolo Nadir – Padova (PD) – w/ Heaven Or Las Vegas
13.12.2019 – Ricky’s Pub – Villa del Conte (PD) w/ Zagreb
17.01.2019 – Hoch Holle – Pieve del Grappa (TV)