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(di Giulia Bartolini)

 

Live Report

Segrate, 5 febbraio 2017, ora indefinita (sono senza cellulare, me lo hanno rubato)

Essendo senza telefono, arrivo in ritardo, il mondo senza orari è difficile da affrontare, i Les Enfants aprono le danze, ma io li sento dalla coda biglietti. Entro facendo uno slalom fra i partecipanti, ma arrivo in postazione foto quando stanno per smontare il palco, quindi il mio unico contatto con i Les Enfants è un sorriso tirato fatto al cantante soddisfatto della sua prestazione.

Dopo aver litigato con “lo smonta palchi” perché noi fotografi siamo sempre in mezzo, mi reco nella mia confort zone. Attimi di attesa infiniti, il pubblico inizia a farsi sentire, ed ecco che la rock band australiana fa capolino sul palco. La prima cosa che salta all’occhio è: «Ma sono enormi!». Sì, il cantante e il bassista sono decisamente imponenti, e con dei lunghissimi capelli mossi. Mentre la mia testa si proietta già in un bellissimo loft a Sidney con Dougy Mandagi (il cantante) come marito, attaccano a suonare e inevitabilmente tutto il corpo inizia ad ondeggiare al ritmo pop-rock della band.

Il sound è deciso e sognante, ed ogni pezzo può tranquillamente essere usato come colonna sonora di una bellissima storia d’amore. Tutte tranne una, perché come ci insegna “500 giorni insieme”, This is not a love story (film che ha come colonna sonora Sweet disposition, uno dei pezzi più conosciuti del gruppo). La scaletta non ci fa fermare un attimo e con gli occhi chiusi diventa tutto più chiaro. La band scende e risale per il consueto bis, ed ecco che, per ultima, Sweet disposition inizia a suonare e il pubblico esaltatissimo canta e balla. Sì, io mi immagino in un campo di granturco che corro con una vestaglia azzurra incontro all’amore che mi accoglie a braccia aperte. Riapro gli occhi e capisco che forse quelle tre birre non avrei dovuto berle. In ogni caso è stato bellissimo, grazie.

Giulia Bartolini