Lo sapevate che Bruce Dickinson, lo storico cantante degli Iron Maiden, è stato nominato cittadino onorario di Sarajevo? Gli amministratori della capitale della Bosnia gli hanno consegnato il riconoscimento lo scorso aprile durante una cerimonia tanto semplice quanto toccante. Motivazione: «Con la sua musica ci ha fatto capire che saremmo sopravvissuti».

 

Il momento della nomina a cittadino onorario.

 

Per capire meglio, bisogna tornare all’ormai lontano 1994, quando i Balcani erano dilaniati dalla guerra e la città di Sarajevo era sotto l’assedio delle forze serbe (lo è stata per 44 mesi, pagando con un totale di oltre 13mila vittime). Bruce, come tutto il mondo del resto, vide il conflitto in diretta tv, ma a differenza di (quasi) tutto il mondo decise di non starsene con le mani in mano. Fece quello che sa fare meglio: suonare. E cantare.

Così Bruce, che in quel periodo aveva da poco lasciato gli Iron Maiden (per poi riunirsi nel 1999), partì alla volta di Sarajevo con gli skunkwork e arrivò in città unendosi a un convoglio di aiuti umanitari, scortato dalle forze di pace dell’Onu. In pieno assedio, coi cecchini appostati su ogni tetto e il risuono dei Caccia nel cielo, attaccò l’ampli e cantò il suo “no” alla guerra, all’odio, alla morte, in un concerto memorabile. Quello storico live in tempo di guerra è poi stato oggetto del documentario “Scream For Me Sarajevo”.

 

 

Nella sua autobiografia lo stesso Dickinson ricorda di come un giorno, durante uno spostamento in elicottero, rischiarono di essere abbattuti dai bombardieri in ricognizione. «Non abbiamo fermato la guerra, ma abbiamo fatto stare meglio la gente – dice oggi Bruce – che è tutto quello che i musicisti possono fare». Game, set, match.

 

L’arrivo di Bruce Dickinson a Sarajevo nel 1994

 

Durante la cerimonia per la consegna della cittadinanza onoraria, il presidente del consiglio comunale Igor Gavric lo ha accolto con queste parole: «Ci è voluto molto coraggio per venire nella Sarajevo assediata e devastata del 1994, per dire no e schierarsi per fermare il peggior conflitto avvenuto in Europa dalla seconda guerra mondiale». Mentre il sindaco Abdulah Skaka ha ricordato l’arrivo di Dickisnon a Sarajevo nel 1994 come «uno di quei momenti in cui Sarajevo ha capito che ce l’avrebbe fatta, che sarebbe uscita da quell’assedio, che la Bosnia-Herzegovina sarebbe sopravvissuta».

Le parole di Dickinson sono state come sempre illuminanti: «In un mondo dove tutto vive sui social media e dura mediamente cinque secondi, le persone ricordano ancora una cosa come questa. È qualcosa di significativo».

Da qualunque parte si guardi la faccenda, insomma, una cosa è certa: ancora una volta, il rock ha portato vita e speranza in mezzo alla distruzione. Parola di chi è sopravvissuto all’orrore e oggi si inchina alla magica forza senza tempo e senza barriere della dea musica.

Qui un video registrato il giorno del ritorno di Bruce Dickinson a Sarajevo per la cerimonia:

 

 

Federica Artina