Bergamo, 16 aprile 2019

Per questo martedì sera pre pasquale il Druso, storico locale live della bergamasca, ha preparato proprio una seratina con i fiocchi all’insegna dell’american way of life, versione unplugged. Due open act introducono l’evento. I Surf regalano venti minuti di murder ballads alla gitana. Passano in modo spigliato dal francese all’inglese e allo spagnolo, onorano il sommo poeta Dylan Thomas e strabordano di vibrato: cinque brani originali di sicuro effetto. Subito dopo si impadronisce del palco J Sintoni per un quarto d’ora all’insegna del country più puro, un po’ burbero e molto loner. Anche lui regala cinque pezzi con il cuore del sud degli States palpitante nel sangue.

Soli cinque minuti di cambio palco e sotto le luci appare uno dei cantautori più ingiustamente sottovalutati della storia americana: Elliott Murphy. Accompagnato dal fido Olivier Durand, il neo settantenne si presenta con gilet, bandana, cappellaccio, jeans, capelli lunghi, tanta grinta e moltissima classe. Un’ora e tre quarti di scaletta narrano la storia di questo rocker, dalle origini del capolavoro “Aquashow” del 1973 all’ultima fatica discografica “Prodigal Son” di appena due anni fa. In mezzo, quarantasei anni di musica fra Bruce Springsteen, Lou Reed e Bob Dylan, narrata con un piglio inconfondibile, inequivocabilmente personale.

Tenere il pubblico partecipe con l’ausilio di sole due chitarre non è da tutti, entusiasmarlo è da pochi, ma Murphy ci riesce con assoluta tranquillità. Brani epici, blues ballabili, spoken word emozionanti, influssi spagnoleggianti (vedi l’irresistibile Razzmatazz), ironia e simpatia (“Il rock’n’roll parla spesso di amore, quasi altrettanto di macchine. Springsteen ha parlato moltissimo di macchine. Io tutt’oggi non ho ancora una macchina… Ho una vespa! …Ma ora parliamo di stivali!”, ha detto prima di partire con la travolgente doppietta These Boots Are Made for Walkin’ / Chelsea Boots).

La tranche finale dello show viene introdotta dalle note di You Never Know What You’re In For, accolta da un vero e proprio boato, e si conclude con il primissimo cavallo di battaglia del nostro, Last of the Rockstar, in una versiona mescolata al classico degli Isley Brothers Shout. È mezzanotte passata, ma c’è ancora spazio per due gioielli: la travolgente Come On Louann, versione chitarra / mandolino, e la ballatona Rock Ballad trascinano i fan accorsi verso una perfetta conclusione.

Unica nota diciamo dolente: io ho 32 anni ed ero probabilmente il più giovane. Un appello quindi alla mia generazione: non fatevi sfuggire questo vero talento, rimarrà infatti ancora qui in Italia fino al 19 aprile (Lugagnano, Cantù, Savona).

Andrea Manenti

 

SCALETTA: Drive All Night / Something Like Steve McQueen / Change Will Come / Take That Devil Out of Me / I Want to Talk to You / Razzmatazz / Take Your Love Away / Ophelia / These Boots Are Made for Walkin’ (Nancy Sinatra cover) / Chelsea Boots / Alone in My Chair / You Never Know What You’re In For / On Elvis Presley’s Birthday / A Touch of Kindness / Last of the Rockstars – Shout (The Isley Brothers cover) – Last of the Rockstars // Come On Louann / Rock Ballad