Dopo anni di attesa, finalmente arriva Drive to Goldenhammer, il debutto dei Divorce, band originaria di Nottingham, una delle realtà più promettenti della scena musicale britannica. Un gruppo che ha messo radici in un sound ricco e articolato, abbracciando con decisione un alt-country di gran classe, e che non ha paura di esplorare nuove direzioni con sonorità spesso inaspettate. Formatisi nel 2021, nel corso dei loro primi passi musicali, i Divorce hanno conquistato l’attenzione con il singolo Get Mean e l’EP Heady Metal, quest’ultimo intriso di un’elettrizzante miscela di chitarre taglienti e cori potenti stile Soccer Mommy. Ma è con Drive to Goldenhammer che la band sembra aver trovato la sua vera essenza, con un album che si svela come un viaggio sonoro, ma anche emotivo, alla ricerca di un “rifugio” immaginario dove l’identità, la fantasia e l’approvazione pubblica si intrecciano. Eppure, come suggerisce il titolo, Goldenhammer è un posto che non esiste. È un’illusione, una meta lontana che la band cerca di raggiungere per fuggire dal caos del mondo, ma che alla fine non potrà mai essere trovata se non attraverso la propria musica.
Drive to Goldenhammer è un disco che non si ferma mai in un solo posto, ogni traccia è un capitolo nuovo che esplora un’incredibile varietà di sonorità, mantenendo sempre il filo conduttore dell’alt-country, ma attraversando anche generi come il grunge, la folk ballad, l’elettronica e l’indie rock. La band dimostra una notevole capacità di mescolare elementi tradizionali e moderni, creando un mix fresco e accattivante, che riflette il suo spirito di trasformazione continua. I punti di forza dell’album sono senza dubbio le voci di Tiger Cohen-Towell e Felix Mackenzie-Barrow, che si alternano e si intrecciano con una naturalezza che trasmette intimità e profondità emotiva. Fin dai primi ascolti è chiaro che questi due cantanti e compositori hanno una chimica incredibile, frutto di anni di scrittura insieme fin da adolescenti. In brani come Lord, la loro armonia crea una sensazione di calore e di accoglienza, come se le parole fossero vecchie amiche che finalmente si incontrano. Il dialogo tra le voci, con il loro tono giocoso ma anche intimo, è il cuore pulsante dell’album.
Il tema centrale di Drive to Goldenhammer è la ricerca di un luogo che offra rifugio dal mondo esterno, un posto in cui la creatività, la passione e la connessione umana possano finalmente emergere senza essere influenzate dalle pressioni della società. Questa lotta per l’identità e l’approvazione emerge in modo evidente nei testi dei Divorce, che mescolano immagini oniriche con riflessioni più tangibili e concrete. La canzone Lord si distingue per il suo approccio poetico e surreale, in cui la sessualità è esplorata attraverso l’immagine di un cavalluccio marino, creando una riflessione intima e allo stesso tempo enigmatica sul desiderio. Altro brano interessante è Pill, che si distingue per la sua struttura non convenzionale, composta da tre sezioni separate che creano un effetto di continua trasformazione. La canzone gioca con l’idea di destabilizzare l’ascoltatore, ma lo fa con un’incredibile leggerezza, come se il gruppo stesse semplicemente divertendosi con le possibilità musicali senza mai prendere se stesso troppo sul serio. L’album prosegue con Antarctica, uno dei brani più emotivamente complessi, che racconta la fine di una relazione. La band esplora qui un terreno più oscuro, con un testo che si fa carico di disillusione e dolore, ma con una melodia che, nonostante il tema tragico, riesce a trasmettere una sorta di speranza nascosta.
La forza di Drive to Goldenhammer sta proprio nel non voler rimanere mai ancorato a un singolo stile musicale. Karen è un brano che affonda le sue radici nel grunge, con un’energia distruttiva e potente, un requiem ferocemente rock che non lascia spazio a mezze misure. La band qui si lancia in un’esplosione di suono, spingendo i limiti della propria musica fino a creare un’atmosfera di pura devastazione emotiva. Al contrario, Old Broken String è una ballata folk che si distingue per la sua delicatezza. La presenza di un violino arricchisce il pezzo, conferendo una tonalità quasi nostalgica, e la canzone si trasforma in un momento di salvezza in un disco che, per quanto pieno di energia, non dimentica la sua componente più intima e riflessiva. Il disco non è mai statico e offre un flusso continuo di emozioni e atmosfere che riescono a sorprendere e a rimanere impresse nell’ascoltatore. Ogni brano, pur appartenendo a un mondo sonoro simile, ha una propria identità, rendendo l’ascolto un’esperienza variegata e appagante.
Per chi fosse incuriosito da questa nuova realtà musicale, c’è una buona notizia: i Divorce saranno infatti tra i protagonisti dell’Ypsigrock Festival di Castelbuono, uno degli appuntamenti estivi più imperdibili per gli amanti della musica indie e alternativa. Il loro concerto promette di essere un’esperienza emozionante, con una scaletta che sicuramente spazzerà via ogni aspettativa.
Con Drive to Goldenhammer, i Divorce hanno davvero alzato il livello della loro proposta musicale. L’album è un lavoro ricco, variegato e pieno di sorprese, che dimostra la maturità e la capacità del gruppo di navigare tra diversi generi con naturalezza e inventiva. Con un sound che mescola l’alt-country con influenze grunge, folk e rock alternativo, e con testi che esplorano temi universali come l’identità, la ricerca di un rifugio e la complessità delle relazioni, Drive to Goldenhammer si rivela uno dei debutti più riusciti degli ultimi anni.
Se avete l’opportunità di vederli dal vivo, non esitate: l’Ypsigrock sarà l’occasione perfetta per entrare in contatto con una band che, senza dubbio, avrà molto da dire nei prossimi anni.

Smemorato sognatore incallito in continua ricerca di musica bella da colarmi nelle orecchie. Frequento questo postaccio dal 1998…
I miei 3 locali preferiti:
Bloom (Mezzago), Santeria Social Club(Milano), Circolo Gagarin (Busto Arsizio)
Il primo disco che ho comprato:
Musicasetta di “Appetite for Distruction” dei Guns & Roses
Il primo disco che avrei voluto comprare:
“Blissard” dei Motorpsycho
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Parafrasando John Fante, spesso mi sento sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell’uomo, del terribile significato della sua presenza. Ma poi metto in cuffia un disco bello e intuisco il coraggio dell’umanità e, perchè no, mi sento anche quasi contento di farne parte.
