“Dionysus”, divinità greca, dio del vino. Così ritornano i Dead Can Dance. Il duo anglo-australiano, in attività dal 1984, ha rappresentato una delle pieghe di quella meravigliosa scultura che è stata la new wave, il lato più dark e onirico (a chi volesse riascoltare qualcosa di quel periodo, consiglio la produzione anni ’80 della 4AD). Quest’ultimo lavoro firmato da Lisa Gerrard e Brendan Perry arriva a sei anni dal precedente “Anastasis” (PIAS Recordings, 2012) e rappresenta un superamento rispetto al passato, nel senso di una trasformazione in altro. Aborro le etichette, ma potremmo definirla new-world-ambient. Non è la musica che ci arriva da lontano, ma siamo noi che, uscendo, la troviamo, perchè ormai è intorno. Per presentare “Dionysus” i Dead Can Dance saranno in tour in Europa a partire dalla prossima primavera. In Italia, suoneranno il 26 e il 27 maggio 2019 al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

Act I

1- Sea Borne: usciamo dalla casa, dove il vento fa scricchiolare il legno, e seguiamo il ritmo di tamburi, corni e mille strumenti ancora, perchè il viaggio ha inizio. La scoperta ci attrae, il nostro giardino è ormai piccolo e sterile. Pensavamo che il nostro microcosmo ci desse sicurezza, ma ci ha portato a una solitudine insopportabile.

2- Liberator of Minds: acqua e animali, incantatori dalle voci ammalianti. Con il piede batti il tempo per rimanere sul sentiero, ma spirali di suoni ti rapiscono. L’ipnosi ti confonde la primigenia idea di tragitto.

3- Dance of the Bacchanantes: i richiami diventano ossessivi. Sei arrivato alla festa e ti inondano i profumi e le luci dei falò. Devi dimenticare quello che hai lasciato per essere libero di sentire il tutto nella diversità. Giri su te stesso.

Act II

4- The Mountain: ora sali ed è una cornamusa a guidarti. Duri i passi e stridule come aquile le grida. Sbuffare di animali coriacei e le voci di Brendan e Lisa limpide, finalmente. Non siamo più nella vecchia casa, ma alcuni ricordi li abbiamo portati con noi. Ritornano le copertine di dischi scolpite nella memoria e se ne vanno tra campanacci di animali al pascolo e mosche.

5- The Invocation: la nuova spiritualità ha sancito la fine delle vecchie religioni, come auspicava H. Hesse. Un anfiteatro si riempie e si mescolano tutti i credo e tutti gli inni. Genti riempiono le gradinate, stanche del piccolo, del ristretto, del limite e del singolo pensiero.

6- The Forest: è ancora vento e animali notturni, poi è coralità. Vedi forse muri? Vedi un solo colore? Io vedo un solo respiro. Sento voci e note e notte che ritorna.

7- Psychopomp: le paure faticano a lasciarci e a stento riusciamo a rilassarci. Ci aiutano i canti che mescolando le carte, invertono i simboli. Quando non temeremo più gli elementi e gli uomini, i suoni diventeranno la musica di tutti noi.

Massi Marcheselli