Melodie irresistibili, elettronica colorata, psichedelia, disco-pop e un pizzico di follia: i Chinese American Bear arrivano finalmente in Italia. Il duo formato da Anne Tong e Bryce Barsten sarà protagonista di quattro concerti nel gennaio 2027, per portare anche nel nostro Paese il suo personalissimo mix di c-pop, indie e fantasia.
D’altronde, c’è chi quando incontra un amico chiede “come stai?” e chi, seguendo una tradizione cinese, va molto più al sodo: “Hai già mangiato?”. È proprio da questa idea di cura, vicinanza e condivisione che prende forma il mondo dei Chinese American Bear: un universo coloratissimo nel quale musica, cultura, ironia e vita quotidiana finiscono felicemente nello stesso pentolone.
Dopo aver conquistato pubblico e critica tra Stati Uniti, Europa e Cina, il duo farà finalmente tappa in Italia con quattro date imperdibili. Sul palco porterà “Dim Sum & Then Some”, il terzo album pubblicato dalla prestigiosa Moshi Moshi Records, undici tracce che raccontano passioni, ricordi, amore, cibo, cultura cinese-americana e piccole gioie quotidiane. Il tutto con una naturalezza sorprendente, mescolando inglese e cinese e lasciando che ogni canzone trovi la propria strada tra pop, elettronica e psichedelia.
E sì, anche il titolo dell’album è già un programma: dopo i dim sum, c’è ancora parecchio da mangiare. E soprattutto da ascoltare.
Il disco allarga ulteriormente il vocabolario musicale della band senza perdere quella leggerezza contagiosa che è diventata uno dei suoi marchi di fabbrica. Tra i brani spicca anche “All The People (???)”, una canzone attraversata da atmosfere quasi fiabesche, perfetta per un duo che sembra avere sempre un piede nella realtà e l’altro in un cartone animato psichedelico.
I Chinese American Bear nascono quasi per gioco durante la pandemia e nel giro di pochi anni diventano una realtà internazionale. Anne Tong porta nel progetto una formazione da pianista classica e un background sospeso tra cultura cinese e americana; Bryce Barsten arriva invece dal mondo della produzione e della musica psichedelica e sperimentale. Insieme hanno trovato una formula difficilissima da imitare: canzoni immediate, arrangiamenti pieni di sorprese e un’energia che non prende mai troppo sul serio se stessa.
Il riferimento ai Flaming Lips si sente nella libertà creativa e nell’attitudine giocosa, ma il duo guarda anche al pop contemporaneo più immediato. Il risultato è un suono personale, colorato e soprattutto impossibile da confondere.
Nel frattempo, la loro piccola creatura è cresciuta parecchio: decine di milioni di stream, il sostegno di BBC Radio e KEXP, importanti playlist editoriali di Spotify e concerti in Stati Uniti, Europa e Cina. Le loro canzoni sono inoltre finite sul grande e piccolo schermo, dal film “The Wedding Banquet” alla serie Apple TV+ “Platonic”, passando per il videogioco “Skate” di Electronic Arts e diverse campagne pubblicitarie internazionali.
Ma è soprattutto dal vivo che i Chinese American Bear danno il meglio.
Dimenticate il classico concerto in cui il pubblico sta fermo a guardare due persone sul palco. Qui ci sono costumi, coreografie, personaggi surreali, colori e una buona dose di caos organizzato. Le canzoni diventano il punto di partenza per una festa collettiva nella quale non è necessario capire tutto: basta lasciarsi trascinare.
Perché in fondo è proprio questo il mondo dei Chinese American Bear: una festa senza frontiere, dove il pop diventa un modo per incontrarsi, raccontarsi e divertirsi. Un posto in cui culture diverse non devono necessariamente spiegarsi a vicenda: possono semplicemente ballare insieme.
E a gennaio, finalmente, toccherà all’Italia.
LE DATE
15 gennaio 2027 — Arci Bellezza, Milano
16 gennaio 2027 — Monk, Roma
17 gennaio 2027 — Locomotiv Club, Bologna
18 gennaio 2027 — Tenax, Firenze
Preparatevi: il c-pop sta arrivando. E, a quanto pare, abbiamo già mangiato?

smemorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine (almeno il mio) mondo, nonfoss’altro per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica a Pavia e il Babylonia in quel di Ponderano, nel Biellese.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
