Black country new road

Dopo l’esordio fulminante di quattro anni fa, i Black Country, New Road hanno dovuto affrontare una strada impervia a causa dell’abbandono del cantante Isaac Wood in concomitanza con l’uscita del loro secondo lacerante disco, “Ants From Up There”. La pubblicazione successiva (la prima senza il vecchio leader), “Live at Bush Hall”, composta soltanto di brani inediti registrati in concerto, era in verità un po’ fuori fuoco. Questo “Forever Howlong”, invece, indica che una scelta decisa sul nuovo percorso da intraprendere, questa volta c’è stata. 

Tre voci femminili, quelle di Tyler Hyde, Georgia Ellery e May Kershaw, sono qui unite da un amore evidente per il prog anni Settanta, spesso legato al pop di Dresden Dolls e Regina Spektor. Questa particolarità si nota soprattutto nella prima metà dell’album, anche grazie all’importante utilizzo del pianoforte, spesso e volentieri accompagnato da strumenti tradizionali quali archi e fiati. L’effetto è quello di una musica da camera versione terzo millennio.

Molto bella Mary, una ballad per sole chitarre acustiche e flauti dolci, profondamente debitrice del miglior folk britannico. Inaspettate le chitarre elettriche di Happy Birthday, unico brano a riprendere almeno un poco il sound degli esordi, mentre suona a tratti inquietante For The Cold Country, un’altra ballata sui generis con stralci di tensione esplosa alternati ad altri di quiete celestiale, quasi religiosa. La conclusione è affidata alla title track, una ninna nanna, e all’amabile suite pop, Goodbye (Don’t Tell Me). Il coraggio di cambiare per sopravvivere.

Andrea Manenti