verdena-iosonouncane_1Dopo molte date del tour di Endkadenz dei Verdena aperte da  Iosonouncane, dopo numerosi attestati di stima reciproci e pezzi “scambiati” e cantati dall’uno o dagli altri in numerose occasioni, quasi questo split ce lo aspettavamo. E così, puntualmente, è arrivato. Due pezzi a testa, un artwork psichedelico e ricco di commistioni: apre il trio bergamasco con “Tanca” e “Carne”, segue Incani con “Diluvio” e “Identikit”.

I Verdena di nuovo corso si trovano particolarmente bene con le sonorità ipnotizzanti e psichedeliche di Iosonouncane, riportano i pezzi a un suono più rock, ma rendono perfettamente l’atmosfera del racconto di “Die”. In “Tanca” troviamo un Alberto particolarmente a proprio agio nel racconto nella distorsione che si materializza anche nella scelta del suono, un pezzo già atavico e sotterraneo perde completamente la luce che aveva nella pur ripetuta parola “sole” per diventare l’eco di un ricordo di qualcosa che è stato, quasi una rappresentazione à la Cabaret Voltaire (il locale, non il gruppo industrial). La lunga coda consente ai tre di innestare anche i versi del bestiame che marcano le tracce di “Die” e gli danno continuità. Anche “Carne” non viene stravolta nella melodia, riconoscibilissima, ma è piena del suono verdeniano e della batteria di Luca Ferrari e consente ad Alberto “il canto della disperazione”, che rende giustizia all’atmosfera di una canzone così cruda (perdonatemi la battuta involontaria).

Iosonouncane sceglie Identikit da (Endkadenz vol.2) e Diluvio (vol.1). La prima già dall’apertura diventa immediatamente “sua”, ma si colora di atmosfere rarefatte ancora più dell’originale e nonostante gli inserti di elettronica rimane fedele al progetto di straniamento dei due lavori della formazione bergamasca, per un risultato notturno e onirico specialmente nella lunga coda che riprende, come una ring composition, l’apertura del brano, rendendo una canzone un progetto compiuto con un vero e proprio racconto. La “Diluvio” di Iosonouncane diventa subito un pezzo sacro, dove il sacro è nell’accezione latina di separato, qualcosa di altro da sé ma allo stesso tempo vivissimo, e racconta in modo cantautorale la mancanza. Aiutato da un bellissimo e suggestivo tappeto elettronico, sublima e dà una nuova lettura al pezzo dei Verdena mantenendo intatta l’intenzione iniziale.

Ci aspettavamo che sarebbe stato un buon lavoro, ma questo split ha superato di gran lunga le aspettative arricchendo le due band nello scambio e mostrandosi come un lavoro compiuto e univoco, ben amalgamato e, probabilmente, una collaborazione di questo tipo è quanto di meglio possiamo chiedere  in una collaborazione alla musica italiana “indipendente” in questo momento storico.

Lupa Bassu